Una danza nel fuoco

Capitolo 7

 

di

Waughin Jarth

 

 

Scena: Silvenar, Valenwood

Data: 13 Luce del Crepuscolo, 3E 379

 

Al banchetto al palazzo del Silvenar parteciparono tutti i commercianti e burocrati invidiosi che avevano gareggiato per l'appalto della ricostruzione di Valenwood. Guardavano Decumus Scotti, Liodes Jurus e Basth con palese ostilità. Ciò fece sentire Scotti a estremo disagio, ma Jurus ne godeva. Mentre i servitori continuavano a portare vassoi su vassoi di carni arrostite, Jurus si versò una coppa di Jagga e brindò alla salute del funzionario.

 

"Ora e lo posso confessare", disse Jurus. "Nutrivo seri dubbi a invitarvi a partecipare a quest'avventura. Tutti gli altri funzionari e rappresentanti delle commissioni edilizie che avevo contattato si erano mostrati più intraprendenti, ma nessuno di loro è riuscito, tanto meno nella sala delle udienze del Silvenar e tanto meno facendo da intermediario nella conduzione degli affari per proprio conto, come avete fatto voi. Su, bevete una coppa di Jagga con me".

 

"No, grazie", rispose Scotti. "Ne ho già bevuta troppa di quella droga a Falinesti e sono stato quasi prosciugato da una zecca gigante. Troverò qualcosa di diverso da bere".

 

Scotti gironzolò nella sala finché non vide alcuni diplomatici trangugiare boccali di un liquido bruno e fumante, versato da una grande urna d'argento. Chiese loro se fosse tè.

 

"Tè fatto da foglie?", lo derise il primo diplomatico. "Non a Valenwood. Questo è Rotmeth".

 

Scotti si versò un boccale e ne prese un sorso. Era forte, amaro e zuccherato, e molto salato. Dapprima sembrò molto sgradevole al palato , ma un attimo dopo si trovò ad aver prosciugato il boccale e a mescerne un altro. Il suo corpo ebbe un fremito. Tutti i suoni nella sala sembrarono stranamente scomposti, ma non in modo così allarmante.

 

"Così voi siete il tipo che ha fatto firmare al Silvenar tutti quei contratti", disse il secondo diplomatico. "Deve aver richiesto una difficile trattativa".

 

"Niente affatto, niente affatto, soltanto un po' di competenza dei fondamenti del commercio mercantile", Scotti fece un largo sorriso versandosi un terzo boccale di Rotmeth. "Il Silvenar era molto ansioso di coinvolgere lo stato imperiale nelle faccende di Valenwood. Io ero molto ansioso di prendere una percentuale della commissione. Con tutta questa benedetta impazienza, si è trattato soltanto di posare una penna d'oca sul contratto. Salute!".

 

"Siete stato al servizio di sua maestà imperiale per molto tempo?", chiese il primo diplomatico.

 

"È un pelo, o un pizzico, più complicato di quello nella Città Imperiale. Detto tra noi, sono io in realtà a non avere un lavoro. Lavoravo per Lord Atrius e la sua commissione edilizia, ma sono stato licenziato. Inoltre, i contratti provengono da Lord Vanech e dalla sua commissione, poiché li ho avuti da quel tipo, Reglius, che è un concorrente ma anche un individuo molto simpatico finché non è stato ammazzato da quei khajiiti", Scotti prosciugò il suo quinto boccale. "Quando farò ritorno alla Città Imperiale, allora potranno cominciare le vere trattative. Salute. Potrò andare dal mio vecchio principale e da Lord Vanech e dire, ehi guardate qui, chi di voi vuole queste commissioni? E allora faranno di tutto per accaparrarsele. E ci sarà una lotta alla mnigliore offerta per la mia percentuale, poiché nessuno da nessuna parte ne ha mai vista una simile".

 

"Quindi non siete un rappresentante di sua maestà imperiale, l'imperatore?", domandò il primo diplomatico.

 

"Non avete sentito quel che ho detto? Siete stupido?" Scotti avvertì un'ondata di rabbia che si placò rapidamente. Ridacchiò, e si versò un settimo boccale. "Le commissioni edilizie appartengono a privati, nondimeno esse rappresentano l'imperatore. Perciò io sono un rappresentante dell'imperatore. O lo sarò. Quando avrò consegnato questi contratti. È molto complicato. Posso capire perché non riuscite a seguirmi. Salute, è tutto come ha detto il poeta, una danza nel fuoco, se seguite l'illusione, intendo dire, allusione".

 

"E i vostri colleghi? Sono rappresentanti dell'imperatore?", chiese il secondo diplomatico.

 

Scotti scoppiò a ridere, scuotendo la testa. I diplomatici gli porsero i loro ossequi e si recarono a parlare con il ministro. Scotti uscì con piede malfermo dal palazzo e si incamminò barcollando lungo i viali e le passeggiate singolari e ben ordinate della città. Gli occorsero varie ore per ritrovare la strada verso il Consiglio di Prithala e la sua stanza. Una volta arrivato, si addormentò profondamente sul suo letto.

 

Il mattino successivo, aprì gli occhi trovandosi con Jurus e Basth nella sua stanza, mentre lo scuotevano per svegliarlo. Si sentiva solo parzialmente sveglio e incapace di aprire gli occhi, ma per il resto tutto sembrava a posto. La conversazione con i diplomatici fluttuava nella sua mente ancora confusa, come un vago ricordo d'infanzia.

 

"In nome di Mara, cos'è il Rotmeth?", chiese subito.

 

"Succo di carne rancida, abbondantemente fermentato con un mucchio di spezie per coprire il pessimo sapore", sorrise Basth. "Avrei dovuto avvertivi di fermarvi al Jagga".

 

"Dovreste comprendere l'Editto della Carne ormai", rise Jurus. "Questi bosmer preferirebbero mangiarsi l'un l'altro che toccare i frutti della vigna o del campo".

 

"Cos'ho detto a quei diplomatici?", gridò Scotti in preda al panico.

 

"Nulla di male apparentemente", disse Jurus estraendo alcune carte. "La vostra scorta è al piano inferiore pronta a condurvi nella provincia imperiale. Ecco qua le vostre carte di salvacondotto. Il Silvenar sembra molto impaziente che l'affare proceda rapidamente. Promette di inviarvi una sorta di raro tesoro una volta che i contratti saranno onorati. Guardate, mi ha già dato qualcosa".

 

Jurus mostrò il suo nuovo orecchino ingioiellato, un grande splendido rubino sfaccettato. Basth fece vedere che ne aveva uno simile. I due grassi compagni lasciarono la stanza così Scotti poté vestirsi e preparare il bagaglio.

 

Un intero reggimento di guardie del Silvenar era sulla strada di fronte alla locanda. Circondavano una carrozza sormontata dalle armi ufficiali di Valenwood. Ancora stordito, Scotti salì e il capitano delle guardie diede il segnale. Cominciarono a galoppare speditamente. Scotti si dette una scrollata, quindi si volse a sbirciare dietro di sé. Basth e Jurus accennarono un saluto.

 

"Aspettate!", gridò Scotti. "Non siete di ritorno anche voi nella provincia imperiale?".

 

"Il Silvenar ha richiesto la nostra presenza come rappresentanti imperiali!", gridò Liodes Jurus. "In caso fossero necessari ulteriori contratti e trattative! Ci ha nominato Undrape, una sorta di speciale titolo onorifico per gli stranieri a corte! Non vi preoccupate! Un sacco di banchetti a cui partecipare! Voi potrete gestire le trattative con Vanech e Atrius da solo e noi sistemeremo le cose qui!".

 

Jurus continuò a gridare consigli riguardo agli affari, ma la sua voce si confuse in lontananza. Presto scomparve completamente alla vista non appena il convoglio lasciò le strade di Silvenar. La giungla si profilò all'improvviso dinanzi a loro e in un attimo vi erano immersi. Scotti l'aveva attraversata soltanto a piedi o lungo i fiumi sui lenti battelli. Ora la giungla splendeva tutt'ìntorno a lui in una incredibile profusione di tonalità verdeggianti. I cavalli sembravano persino più veloci attraverso la boscaglia che sulle lisce strade lastricate della città. Nessuno dei misteriosi suoni o degli umidi odori della giungla pervasero la scorta. A Scotti sembrava come se stesse osservando una rappresentazione, realizzata con uno sfondo di tela che si muoveva rapidamente, che offriva soltanto una minima idea della suggestione del luogo.

 

Il viaggio proseguì allo stesso modo per due settimane. Sulla carrozza dove viaggiava il funzionario, c'erano cibo e acqua in abbondanza, così mangiò e dormì man mano che la carovana procedeva senza pause. Di tanto in tanto, sentiva il suono di spade che cozzavano, ma quando si guardava qualsiasi cosa avesse attaccato la carovana era ormai scomparsa. Infine, raggiunsero il confine dove si trovava una guarnigione imperiale.

 

Scotti si presentò con i documenti ai soldati che si avvicinarono alla carrozza. Gli porsero una scarica di domande a cui rispose con monosillabi, quindi lo lasciarono passare. Occorsero diversi altri giorni per arrivare alle porte della Città Imperiale. I cavalli che avevano volato così rapidamente attraverso la giungla ora rallentarono nel territorio sconosciuto delle boscose terre coloviane. Al contrario, le grida degli uccelli e gli odori della vegetazione della sua provincia riportarono in vita Decumus Scotti. Era come se avesse vissuto in un sogno per tutti i mesi passati.

 

Alle porte della città, la carrozza di Scotti si aprì e l'uomo scese sostenendosi sulle gambe malferme. Prima che avesse il tempo di conferire con la sua scorta, questa era svanita correndo al galoppo verso sud attraverso la foresta. La prima cosa che fece, adesso che si trovava di nuovo a casa, fu di recarsi nella più vicina taverna per ordinare tè, frutta e pane. Se avesse evitato di mangiare carne d'ora in poi, disse fra sé, gli avrebbe davvero giovato.

 

Le trattative con Lord Atrius e Lord Vanech ebbero inizio quasi immediatamente. Fu una cosa alquanto piacevole. Entrambe le commissioni si resero conto di quanto proficua sarebbe stata per i loro uffici la ricostruzione di Valenwood. Lord Vanech pretese, alquanto legittimamente, di avere diritti legali sui contratti, poiché erano stati compilati sui moduli autenticati da un notaio della sua commissione. Lord Atrius, dal canto suo, reclamò che Decumus Scotti era un suo agente e rappresentante e che non era mai stato sollevato dall'incarico. L'imperatore fu appuntato come arbitro della contesa, ma dichiarò di non essere disponibile. Il suo consigliere, il mago guerriero imperiale Jagar Tharn, era scomparso da molto tempo e non era possibile far conto sulla sua saggezza per una mediazione imparziale.

 

Scotti aveva di che vivere serenamente grazie alle elargizioni ricevute da parte di Lord Atrius e di Lord Vanech. Ogni settimana, giungeva una lettera da Jurus o Basth per chiedere notizie sullo stato delle trattative. Poco per volta, quelle lettere cessarono di arrivare, ma furono sostituite da alcune missive più urgenti inviate direttamente dal Ministero del Commercio e dallo stesso Silvenar. La Guerra della Frattura Blu con l'Isola di Summerset si era conclusa con l'acquisizione da parte degli altmeri di varie isole costiere degli elfi dei boschi. La guerra con Elsweyr proseguiva, devastando i confini orientali di Valenwood. Ancora una volta, Vanech e Atrius litigarono su chi dovesse occuparsi degli aiuti.

 

Una bella mattina all'inizio della primavera dell'anno 3E 398, un corriere giunse alla porta di Decumus Scotti.

 

"Lord Vanech ha vinto la commissione di Valenwood e vi chiede di recarvi da lui con i contratti, con cortese sollecitudine".

 

"Lord Atrius ha deciso di abbandonare la contesa?", domandò Scotti.

 

"Si è reso impossibilitato a farlo, essendo morto all'improvviso, proprio adesso, in un terribile e sfortunato incidente", rispose il corriere.

 

Scotti si era domandato spesso quanto tempo ancora sarebbe trascorso prima che la Confraternita Oscura fosse invitata a occuparsi delle trattative finali. Mentre procedeva camminando verso l'edificio della Commissione Edilizia Vanech, un lungo, austero elemento architettonico situato in una piazza secondaria ma nondimeno assai decorosa, si chiese se sarebbe stato alle regole del gioco, come avrebbe dovuto. Poteva Vanech essere così avido da offrirgli una percentuale inferiore della commissione adesso che il suo principale concorrente era morto? Fortunatamente, Scotti scoprì che Lord Vanech aveva già deciso di pagare la cifra che aveva proposto nel fervore delle trattative invernali. I suoi consiglieri gli avevano spiegato che altre commissioni edilizie, seppure di minore importanza, si sarebbero fatte avanti a meno che la questione non fosse stata trattata rapidamente ed equamente.

 

"Sono compiaciuto di aver finalmente sistemato tutte le faccende legali", disse Lord Vanech affettuosamente. "Ora possiamo avviare le attività per aiutare i poveri bosmer e incassare i guadagni. È un peccato che non foste voi il nostro rappresentante in tutte le difficoltà con Bend'r-mahk e l'affare di Arnesian. Ma scoppieranno ancora molte guerre, ne sono sicuro".

 

Scotti e Lord Vanech mandarono a dire al Silvenar che erano finalmente pronti a onorare i contratti. Alcune settimane dopo, allestirono un banchetto in onore di quel proficuo appalto. Decumus Scotti era il prediletto della Città Imperiale e non fu evitata spesa alcuna per rendere indimenticabile quella serata.

 

Quando Scotti incontrò i nobili e i ricchi mercanti che avrebbero tratto beneficio dalle sue trattative d'affari, un odore esotico ma in qualche modo vagamente familiare si levò nella sala da ballo. Ne scoprì la fonte: una spessa fetta di carne arrostita, così lunga e alta da coprire diversi piatti da portata. I commensali cyrodilici ne stavano gustando abbondanti porzioni con voracità, in silenzio, incapaci di trovare le parole per esprimere la delizia per il suo gusto e per la sua consistenza.

 

"Non ho mai mangiato qualcosa di simile prima d'ora!".

 

"È simile a carne di cervo nutrito con carne di maiale!".

 

"Vedete la marmorizzazione del grasso e della polpa? È un capolavoro!".

 

Scotti si fece avanti per prenderne una porzione, ma in quel momento notò qualcosa profondamente incastonato nell'arrosto secco e dilaniato. Quasi si scontrò con il suo nuovo capo, Lord Vanech, quando inciampò indietreggiando.

 

"Da dove proviene questa carne?", balbettò Scotti.

 

"Dal nostro cliente, il Silvenar", disse sua signoria sorridendo radiosamente. "È un tipo di prelibatezza locale che essi chiamano Unthrappa".

 

Scotti iniziò a vomitare e non riuscì a fermarsi per un po'. Ciò fece calare una coltre passeggera sulla serata, ma quando Decumus fu trasportato alla sua dimora, gli ospiti continuarono la cena. L'Unthrappa si rivelò una delizia per tutti. Ancora di più quando Lord Vanech in persona prese una fetta e trovò il primo di due rubini nascosto in essa. Veramente ingegnoso da parte dei bosmer inventare una simile pietanza, convennero i cyrodilici.