Respirare l'acqua

 

di

Haliel Myrm

 

 

Camminava lungo le strade asciutte e affollate di Bal Fell, felice di essere in mezzo a così tanti stranieri. Sulle banchine di Vivec, non aveva questo anonimato. Sapevano che era un contrabbandiere ma qui poteva essere chiunque. Forse un umile venditore. O addirittura uno studente. Mentre camminava alcune persone lo spintonavano anche, come per dire: "Sappiamo che non sei di queste parti, altrimenti non ci sogneremmo di essere così rudi".

 

Seryne Relas non era in alcuna taverna, ma da qualche parte doveva pur essere, forse dietro la finestra di una casa o frugando in un letamaio in cerca di ingredienti esotici per un qualche incantesimo. Sapeva poco delle usanze degli stregoni, ma a quanto pare facevano sempre qualcosa di eccentrico. A causa di questo pregiudizio, quasi sorpassò la vecchia dunmer che si abbeverava in un pozzo. Era troppo prosaico, ma dall'aspetto sapeva che era Seryne Relas, il grande stregone.

 

"Ho dell'oro per te", le disse da dietro. "Se mi insegnerai il segreto di respirare l'acqua".

 

Si voltò, con un grande sorriso umido sul suo viso annacquato. "Non la sto respirando, ragazzo. Sto solo bevendo".

 

"Non prendermi in giro", disse ostinato. "O sei Seryne Relas e mi insegnerai l'incantesimo per respirare l'acqua, o non lo sei. Sono le uniche possibilità".

 

"Per imparare a respirare l'acqua, dovrai capire che ci sono altre possibilità oltre a questa, ragazzo. La Scuola dell'Alterazione si basa sulle possibilità, sul cambiamento e sulla trasformazione delle cose come potrebbero essere. Può essere che non sia Seryne Relas, ma posso insegnarti come respirare l'acqua", si asciugò la bocca. "O forse lo sono ma non ti insegnerò nulla. O forse potrei decidere di insegnarti e tu potresti non imparare".

 

"Imparerò", disse semplicemente.

 

"Perché non ti compri un semplice incantesimo per respirare l'acqua o una pozione della Gilda dei Maghi?", chiese. "Di solito si fa così".

 

"Non sono abbastanza potenti", rispose lui. "Devo rimanere sott'acqua per molto tempo. Ti pagherò qualunque cifra tu mi chieda, ma non voglio domande. Mi è stato detto che avresti potuto istruirmi".

 

"Come ti chiami, ragazzo?".

 

"Quella è una domanda", rispose. Il suo nome era Tharien Winloth, ma a Vivec lo chiamavano il Daziere. Il suo lavoro era accumulare una percentuale sul bottino dei contrabbandieri quando entravano nel porto, da consegnare al suo capo nella Camonna Tong. Dal valore di questa percentuale, ne ricavava un'altra. Alla fine non gli rimaneva molto. Gli rimaneva a malapena dell'oro e quello che aveva, lo diede a Seryne Relas.

 

Le lezioni cominciarono quello stesso giorno. Lo stregone portò il suo allievo, che chiamava semplicemente "ragazzo", a un piccolo banco di sabbia lungo il mare.

 

"Ti insegnerò un potente incantesimo per respirare l'acqua", disse. "Ma devi padroneggiarlo. Come con tutti gli incantesimi e le abilità, più lo pratichi e più bravo diventerai. Eppure non è abbastanza. Per diventare un maestro, devi carpirne il meccanismo. Un affondo di lama perfetto non è abbastanza: bisogna anche sapere cosa stai facendo e perché".

 

"Si tratta di buonsenso", disse Tharien.

 

"Proprio così", disse Seryne chiudendo gli occhi. "Ma gli incantesimi di Alterazione sono tutti basati sull'opposto. Sulle possibilità infinite: squarciare il cielo, ingoiare lo spazio, danzare con il tempo, incendiare il ghiaccio e credere che l'irreale possa diventare reale. Devi imparare le regole del cosmo per poi scomporle".

 

"Sembra... piuttosto difficile", rispose Tharien tentando di mantenere un'espressione seria.

 

Seryne indicò il piccolo pesce d'argento che sfrecciava sulla cresta dell'acqua. "Loro non la pensano così. Respirano l'acqua perfettamente".

 

"Ma non è magia".

 

"Quello che ti sto dicendo, ragazzo, è che lo è".

 

Per molte settimane, Seryne pungolò il suo studente e più capiva quello che stava facendo, più si impratichiva e più a lungo poteva respirare sott'acqua. Quando capì che poteva mantenere l'incantesimo per il tempo che gli serviva, ringraziò lo stregone e le porse i suoi saluti.

 

"C'è un'ultima lezione che devo insegnarti", disse. "Devi imparare che il desiderio non è abbastanza. Il mondo terminerà il tuo incantesimo indipendentemente dal tuo desiderio e dalla tua bravura".

 

"Questa lezione preferirei non impararla", disse e intraprese subito il breve viaggio verso Vivec.

 

Le banchine erano le stesse, con gli stessi odori, gli stessi suoni e le stesse persone. Seppe dai suoi compagni che il suo capo aveva trovato un nuovo daziere. Erano ancora alla ricerca della nave dei contrabbandieri Morodrung, ma le speranze iniziavano ad affievolirsi. Tharien sapeva che non l'avrebbero trovata. L'aveva vista affondare dalla banchina molto tempo addietro.

 

In una notte senza luna, lanciò il suo incantesimo e si tuffò nelle potenti onde viola. Si concentrò sul mondo delle possibilità in cui i libri possono cantare, il verde è blu, l'acqua è aria, e ogni bracciata e calcio lo avvicinavano a un relitto affondato pieno di tesori. Sentì la magicka sgorgare tutto intorno a sé mentre si spingeva in profondità. Dinanzi a sé vide l'ombra spettrale della Morodrung, con il suo albero svettante in un vento di correnti marine di profondità. Avvertì anche il suo incantesimo affievolirsi. Poteva piegare la realtà abbastanza a lungo per respirare fino alla superficie, ma non per raggiungere la nave.

 

La notte seguente si tuffò di nuovo e questa volta l'incantesimo era più forte. Poteva vedere il vascello nei dettagli: oscurato e impolverato dai sedimenti, la ferita nella chiglia dove aveva colpito la scogliera, un bagliore dorato che proveniva dall'interno. Ma avvertì di nuovo la realtà avvicinarsi e dovette risalire.

 

La terza notte arrivò alla cabina, oltre i corpi gonfi dei marinai, mordicchiati e fatti a pezzi dai pesci. Gli occhi vetrosi erano rigonfi e le bocche spalancate. Se solo avessero conosciuto l'incantesimo, pensò brevemente, ma la sua mente era concentrata sull'oro sparso sul pavimento e i bauli rotti che lo contenevano. Pensò di raccattarne il più possibile per infilarselo in tasca, ma un forziere di ferro battuto sembrava più promettente.

 

Sul muro c'era una fila di chiavi. Le prese una dopo l'altra per provarle sul forziere, ma nessuna funzionò. Tuttavia, ne mancava una. Thalien si guardò intorno nella stanza. Dove poteva essere? I suoi occhi puntarono al corpo di un marinaio che galleggiava esanime poco lontano dal forziere, con le sue mani che stringevano qualcosa. Era una chiave. Quando la nave cominciò ad affondare, questo marinaio era certamente andato verso il contenitore di ferro. Qualunque fosse il contenuto, doveva essere molto prezioso.

 

Thalien prese la chiave del marinaio e aprì il forziere. Era pieno di cocci di vetro. Frugò finché non sentì qualcosa di solido ed estrasse due fiasche di qualche tipo di vino. Sorrise mentre considerava la follia del povero alcolizzato. Per il marinaio, la cosa più importante di tutto il tesoro della Morodrung era il vino.

 

Poi, improvvisamente, Winloth percepì la realtà.

 

Non aveva avvertito il tetro e instancabile progredire del mondo sull'incantesimo. La sua capacità di respirare l'acqua scemava. Non c'era tempo per risalire. Non c'era tempo per fare nulla. Mentre affogava, i polmoni si riempivano d'acqua fredda e brinosa.

 

Qualche giorno dopo, i contrabbandieri che lavoravano sulla banchina trovarono il corpo affogato del daziere precedente. Trovare un cadavere nelle acque di Vivec non è una novità, ma l'argomento più discusso tra una bottiglia di flin e l'altra era perché fosse annegato mentre impugnava due pozioni per respirare l'acqua.