Ossa - Parte II

 

di

Tavi Dromio

 

 

"In che senso la storia diventa ancora più raccapricciante?", chiese Garaz, incredulo. "Per l'amore di Boethiah, non è possibile!"

 

"È solo un trucco", lo derise Xiomara, ordinando altri due boccali di greef e un bicchiere di flin per Garaz. "Come può peggiorare una storia basata principalmente sul cannibalismo, l'abuso di schiavi e l'utilizzo costante di carcasse putrefatte di animali?".

 

"Non vi permettete!", ringhiò Hallgerd, infastidito dalla mancanza d'apprezzamento per il suo stile narrativo da parte degli ascoltatori. "Ricordatemi a che punto ero arrivato".

 

"Arslic Oan possiede una roccaforte assediata da un gruppo di selvaggi nord cannibali", disse Xiomara, tentando di mantenere un'espressione seria. "Dopo molte morti e diversi tentativi infruttuosi di recuperare un po' d'acqua, ordina al suo corazziere (dall'improbabile nome di Gorkith) di equipaggiare i suoi schiavi con le primissime armature d'ossa fuse mai create. Finalmente, uno di loro torna indietro con l'acqua".

 

Era solo un otre d'acqua - disse Hallgerd, appoggiandosi nuovamente allo schienale e riprendendo il racconto - e Arslic Oan ne bevve la maggior parte, passando ciò che restava al suo caro corazziere Gorkith. Le poche decine di schiavi sopravvissute dovettero dividersi qualche goccia, a malapena sufficiente per mantenersi in salute. Era necessaria un'altra spedizione, ma rimaneva una sola armatura d'ossa fuse... e un unico superstite dal viaggio precedente".

 

Arslic Oan disse a Gorkith: "Solo uno schiavo su diciotto è riuscito a eludere l'assedio dei nord indossando la tua prodigiosa armatura d'ossa fuse. Uno schiavo può trasportare solo la quantità d'acqua necessaria per dissetare una persona. Se facciamo i conti... inclusi me e te, ci sono cinquantasei persone nella roccaforte. Ci servono cinquantaquattro armature. Una l'abbiamo già, quindi devi solo crearne altre cinquantatré. In questo modo, tre schiavi riusciranno a tornare indietro con acqua a sufficienza per me, te e chiunque sia in condizione di prendere parte alla spartizione. Non so cosa faremo dopo ma, se continuiamo ad aspettare, non avremo schiavi a sufficienza per rifornirci neppure per un paio di giorni".

 

"Capisco", piagnucolò Gorkith, "ma come posso creare le armature? Ho usato tutte le ossa di bestiame per creare la prima serie".

 

Arslic Oan rispose con un ordine, al quale Gorkith obbedì con timore. Nel giro di diciotto ore...

 

"Che vuol dire 'Arslic Oan rispose con un ordine, al quale Gorkith obbedì con timore'?", chiese Xiomara. "Qual era quest'ordine?".

 

"Tutto sarà chiaro a suo tempo!", rispose Hallgerd con un sorriso. "Devo scegliere cosa rivelare e cosa tacere. È così che si raccontano le storie".

 

Hallgerd riprese il racconto, senza prestare attenzione all'interruzione... Nel giro di diciotto ore, Gorkith aveva creato cinquantatré armature d'ossa fuse. Ordinò agli schiavi di indossarle e di abituarsi a esse, permettendo loro di allenarsi per un tempo maggiore rispetto ai predecessori. Non solo impararono a spostarsi e fermarsi rapidamente, ma anche a regolare la visuale periferica per individuare la direzione di un colpo in arrivo e schivarlo. Inoltre, individuarono i punti maggiormente fortificati (il centro del tronco e l'addome) e impararono a ignorare l'istinto, posizionandosi in modo da essere colpiti esattamente in quei punti. Ebbero persino il tempo per simulare un combattimento, prima di essere mandati fra i cannibali.

 

Gli schiavi se la cavarono egregiamente. Pochissimi fra loro, appena quindici, vennero uccisi e divorati immediatamente. Solo dieci vennero uccisi e divorati una volta giunti al fiume. A quel punto, le cose iniziarono a non andare più secondo i piani di Arslic Oan. Ventuno schiavi, con gli otri pieni d'acqua, si diressero verso le colline. Solo otto fecero ritorno al castello, principalmente perché il gruppo venne bloccato dai cannibali. Si trattava di una percentuale di superstiti molto più alta di quella prevista, ma Arslic Oan si sentì giustamente oltraggiato dalla mancanza di lealtà.

 

Dai bastioni, gridò agli schiavi: "Siete proprio sicuri di non voler fuggire, invece?"

 

Alla fine li fece entrare. Tre erano stati uccisi mentre attendevano che i cancelli si aprissero. Altri due, appena messo piede nel cortile. Uno delirava, girando in cerchio, ridendo e ballando prima di cadere improvvisamente a terra. Quindi c'erano cinque otri d'acqua per quattro persone: i due schiavi superstiti, Arslic Oan e Gorkith. In quanto signore del maniero, Arslic Oan prese per sé l'otre in più, ma fu democratico riguardo agli altri.

 

"Avevi ragione", lo schernì Garaz. "La storia si fa sempre più raccapricciante".

 

Hallgerd sorrise e rispose: "Aspetta e vedrai".

 

Il mattino successivo, Arslic Oan si risvegliò in una roccaforte totalmente immobile e silenziosa. Non c'erano voci nei corridoi, né rumori dei lavoratori nel cortile. Si vestì e diede un'occhiata in giro. La fortezza sembrava vuota. Scese negli alloggi del corazziere, ma la porta era chiusa a chiave.

 

"Apri la porta, dobbiamo parlare", disse pazientemente. "Trenta schiavi su cinquantaquattro sono riusciti a raggiungere il fiume e a riempire gli otri d'acqua. Certo, alcuni sono fuggiti e un paio sono morti perché ho dovuto punire la loro volubilità. Ciononostante, è una percentuale di successo del cinquantacinque percento. Se io, te e i due schiavi rimasti ci rechiamo personalmente al fiume, noi due dovremmo sopravvivere".

 

"Zilian e Gelo se ne sono andati durante la notte, portando con sé le loro armature", rispose Gorkith in lacrime da dietro la porta.

 

"E chi sono Zilian e Gelo?"

 

"Gli ultimi due schiavi! Ora non ne abbiamo più!"

 

"Che seccatura. Però dobbiamo andare avanti. Matematicamente..."

 

"Ieri notte ho sentito qualcosa", piagnucolò Gorkith con uno strano tono di voce. "Come dei passi... ma erano diversi dal solito e si muovevano attraverso i muri. C'erano anche delle voci. Erano strane, come se non riuscissero a muovere bene la mandibola. Però ne ho riconosciuta una".

 

Arslic Oan sospirò e assecondò il suo povero corazziere: "E di chi era?"

 

"Di Ponik".

 

"E chi è Ponik?".

 

"Uno degli schiavi morti quando i nord hanno avvelenato la nostra acqua. Uno dei tanti che sono morti... e che abbiamo riutilizzato. Era sempre stato un tipo piacevole, non si lamentava mai. Per questo ho riconosciuto la sua voce". Gorkith iniziò a singhiozzare. "Ho sentito quello che diceva".

 

Dopo un altro sospiro, Arslic Oan chiese: "E cosa ha detto?".

 

Gorkith gridò: "Ridatemi le mie ossa!". Per un momento ci fu solo il silenzio, seguito da altri singhiozzi isterici.

 

"Lo sapevo!", disse Xiomara ridendo.

 

Hallgerd riprese il racconto, leggermente infastidito dalle continue interruzioni... In quel momento, il corazziere non poteva essere d'aiuto. Quindi Arslic Oan spogliò dell'armatura uno degli schiavi morti e la indossò. Si allenò nel cortile, stupendosi della sua bravura con le armature di peso medio. Per ore sferrò pugni, fece finte, schivò, scattò, saltò e fece un sacco di capriole. Quando fu stanco, si ritirò all'ombra e schiacciò un pisolino.

 

Venne svegliato di soprassalto dal suono della tromba del re. Era calata la notte e, per un istante, credette di aver sognato. Poi sentì nuovamente l'allarme, lontano ma inconfondibile. Saltò in piedi e corse ai bastioni. A molti chilometri di distanza, riusciva a scorgere gli emissari che si avvicinavano, accompagnati dalla scorta ben armata. Erano arrivati in anticipo! In basso, i nord cannibali si scambiarono occhiate di sconforto. Per quanto selvaggi, sapevano riconoscere quando si avvicinava un esercito superiore.

 

Colmo di gioia, Arslic Oan scese le scale di corsa fino agli alloggi di Gorkith. Bussò alla porta, ancora chiusa a chiave. Provò con le lusinghe, gli ordini e le minacce, inutilmente. Finalmente trovò una chiave: uno dei pochi frammenti di metallo a sopravvivere alla fusione di qualche giorno prima.

 

Gorkith sembrava addormentato ma, avvicinandosi, Arslic Oan notò che aveva occhi e bocca spalancati e le braccia piegate dietro la schiena in una posa innaturale. A un esame ravvicinato, risultò essere indubbiamente morto. Come se non bastasse, il volto e il corpo erano svuotati come una vescica di maiale.

 

Un rumore attraversò le pareti, come di passi ma... soffocati. Mantenendo un equilibrio perfetto, Arslic Oan si voltò con abilità ed eleganza per affrontare la minaccia.

 

Dapprima non vide altro che una bolla che si gonfiava attraverso una crepa nel muro. Man mano che la sostanza gelatinosa color carne aumentava di volume, assumeva sempre più chiaramente i contorni di un volto. Un viso flaccido, quasi informe, con la fronte bassa e una lasca mandibola sdentata. Il resto del corpo, un sacco molle di muscoli e sangue, colò dalla crepa. Alle spalle e di fianco ad Arslic Oan c'era del movimento: altri schiavi fuoriuscivano dalle fessure nelle mura. Ormai erano tutt'intorno, con le braccia protese verso di lui.

 

Ponik gemette, con la lingua che rotolava nella mandibola pendula: "Ridaccele! Ridacci le nostre ossa!"

 

Arslic Oan iniziò a strapparsi l'armatura d'ossa fuse, gettandone i pezzi a terra. Un centinaio di figure informi, forse più, si riversarono nella piccola stanza.

 

"Non basta".

 

Quando gli emissari del re raggiunsero i cancelli della roccaforte, i cannibali erano spariti. I dignitari non erano ansiosi di essere ricevuti. Avevano pensato fosse meglio iniziare le visite partendo dal nobile peggiore, in modo da finire il viaggio piacevolmente. Suonarono l'allarme ancora una volta, ma i cancelli non si aprirono. Dall'interno della fortezza di Arslic Oan non proveniva alcun rumore.

 

Impiegarono alcune ore a entrare. Se gli emissari non avessero portato con sé un acrobata professionista per farsi intrattenere, ci sarebbe voluto più tempo. Il posto sembrava abbandonato. Cercarono in ogni stanza, finché finalmente raggiunsero quella del corazziere.

 

Lì trovarono il signore del maniero, ripiegato con cura con le gambe dietro la nuca e le braccia dietro le gambe... come una veste pregiata. Nel suo corpo non c'era nemmeno un osso.

 

Xiomara urlò: "La prima parte della tua storia non aveva alcun senso, ma ora è del tutto inconcepibile. Com'è possibile che le armature d'ossa fuse siano state ricreate, se il corazziere che le aveva inventate è morto prima di tramandare ad altri i suoi segreti?"

 

"Ho detto che questa è la storia di come sono state inventate... non di come la gente ha imparato a produrle".

 

"E quando è stato che qualcuno ha insegnato per la prima volta ad altri a produrle?", chiese Garaz.

 

"Questa, amici miei...", rispose Hallgerd, con un sorriso sinistro, "è una storia per un'altra serata".