Nani

La razza perduta di Tamriel,

Volume II

Armi, armature e macchine

 

di

Calcelmo

Studioso di Markarth

 

 

Nella nostra precedente discussione sui nani (o "dwemer" nella più corretta terminologia erudita), abbiamo dato uno sguardo alle proprietà delle architetture e della metallurgia nanica. Nel proseguimento di questa discussione sulla razza perduta di Tamriel, esamineremo i modi in cui i nani affrontavano la guerra e tenevano fuori gli intrusi. A differenza di molte altre culture che esistono tutt'oggi, i nani costruirono e si affidarono a macchine sempre più complicate, utilizzate per una vasta gamma di scopi marziali. Armi e armature create solamente per essere brandite dai guerrieri nanici, mostrano invece molto meno progresso tecnologico, salvo il disegno di base.

 

Cominciamo con l'analizzare queste armi e armature di base. Chiunque abbia utilizzato un'ascia o un elmo nanici può testimoniare l'antica e durevole qualità dell'artigianato nanico. Le armi non si allontanano troppo dalla loro funzione di base. Le spade naniche passano attraverso le armature leggere con un'efficacia incredibile: principalmente, a causa dell'affilatezza del metallo nanico temperato e in minor misura, e del suo disegno a doppia lama.

 

Se si paragona e si contrappone un pugnale angolare nanico a un pugnale elfico ricurvo, basta poco per affermare che i fabbri nanici puntavano quasi esclusivamente alla creazione di materiali di qualità e solo in parte ne modellavano la forma per conformarsi al metodo di uccisione utilizzato.

 

Essendo una cultura che ha costruito quasi esclusivamente sottoterra, non c'è da sorprendersi che le armature naniche siano forgiate per resistere a dei colpi incredibilmente potenti. E ancora, il fatto che siano così resistenti alla perforazione di frecce o lame piccole, è una prova ulteriore della superiorità della metallurgia nanica, piuttosto che della qualità delle armature stesse. Ma sarebbe errato concludere che i fabbri nanici non prendevano sul serio la lavorazione delle armi e delle armature. Ogni pezzo di artigianato militare che ho esaminato mostra una notevole quantità di dettagli e personalizzazioni non necessarie: una cosa evidente anche tra i fabbri dei nostri tempi più appassionati.

 

Un fabbro nanico probabilmente proveniva da una lunga tradizione che gli permetteva di distinguersi dei particolari come la sensazione che dava l'impugnatura di una mazza o il disegno della punta di ogni singola freccia. Tuttavia, a causa della mancanza di manufatti all'infuori di armi o armature, si tratta di una mera supposizione.

 

L'ultimo, ma probabilmente più importante argomento trattato in questo volume, riguarda l'esistenza dei macchinari nanici. I nani crearono e produssero su larga scala migliaia di congegni meccanici di complessità variabile. Il più semplice di questi è il comune "aracnide", creato per respingere gli intrusi. Non sappiamo ancora come fossero in grado di animare queste straordinarie macchine intelligenti, ma non ne ho vista una inseguire un ladro piuttosto abile, per poi assalirlo quando stava scassinando la serratura di una stanza o di un tesoro: devo ammettere che quando sono iniziate a volare le saette non ho più prestato attenzione ai dettagli.

 

I congegni militari nanici spaziano anche dai guerrieri "sfera" di dimensioni umane, che pattugliano gli interni delle rovine come innocui palloni per poi emergere come automi guerrieri completamente armati e corazzati, ai giustamente temuti "centurioni" la cui altezza varia da due a centinaia di volte quella di un uomo, a seconda del racconto a cui si vuole dare retta.