Mannimarco

Re dei Vermi

 

di

Horicles

 

 

Oh sacra Isola di Artaeum, dove la rosea luce aria infonde

sulle alte torri e fra i fiori, delicate brezze carezzano

dolci declivi di verde ammantati e scogliere fin sulle tonanti schiume sottostanti.

Sempre entro i confini albergò, dagli albori al meriggio

protetta dalle nebbie, questa mistica casa dell'Ordine Psijic;

quei consiglieri dei re, cauti, saggi e giusti.

 

Duecento e trenta anni da quanto il possente Reman cadde,

due illustri sapienti studiarono nel cuore della dimora degli psijic.

Caldo e luminoso il cuore di uno, gelido e oscuro il cuore dell'altro.

Il secondo, il più folle, Mannimarco, si intrattenne in una danza mortale,

la sua anima mutò in ossa e vermi, la via della Necromanzia.

Irretendo e asservendo altre anime, scagliò un malvagio incantesimo.

 

Il primo, Galerion possedeva magia salda e brillante come il giorno.

Si confrontò con Mannimarco ai piedi della grigia Torre di Ceporah

dicendo fiero: "Il tuo malvagio Misticismo non potrà sostenere il tuo potere

e recando orrore nel mondo degli spiriti, i tuoi studi dovranno cessare".

Mannimarco lo schernì, odiando con furore le vie della vita e della pace

e ritornò alla sua oscura maestria, alle sue tinte, morte e putredine.

 

Oh sacra Isola di Artaeum, quanto lentamente percepisti la minaccia,

quale orrenda verità fu rivelata, quanto lieve fu la punizione.

Mannimarco il demoniaco dall'isola dei sapienti fu inviato

nel leggiadro Splendore dell'Alba, ancora più morti e anime da falciare.

"Trovaste un lupo e inviaste la bestia tra i greggi di pecore",

disse Galerion ai suoi maestri: "Il terrore si è insediato a Tamriel".

 

"Non parlar di lui ancora", risposero i saggi dai grigi mantelli.

Non fu la prima volta che Galerion giudicò i suoi maestri spietati,

indifferenti al fato di uomini e terre, gelidi nel loro isolato palazzo.

Non fu quella la prima volta che Galerion pensò: "È tempo di dar vita

a un nuovo ordine per diffondere ovunque la vera magia, una potente Gilda dei Maghi".

Ma era quello il tempo di lasciare infine l'incantevole e azzurra baia di Artaeum.

 

Ma di Vanus Galerion abbiamo innumerevoli volte cantato prima d'ora,

di come spezzò degli psijic le catene, portando la magia nel mondo.

Nel corso degli anni vide della mano di Mannimarco il sinistro tocco

attraverso i deserti, le foreste, le montagne, le città e i mari di Tamriel.

L'oscura stretta allungarsi, svilupparsi simile a un orribile morbo

con i suoi oscuri negromanti, raccogliendo arcani manufatti maledetti.

 

Portarono a lui tali strumenti, folli stregoni e streghe,

e portarono erbe e oli nel sangue corrotti nella sua caverna del peccato.

Dolce veleno akaviri, polvere dei santi, faretre di pelle umana,

funghi velenosi, radici e tant'altro, ingombrarono il suo alchemico scaffale.

Simile a un ragno nella sua tela, risucchiò in sé tutto il loro potere,

Mannimarco, Re dei Vermi, primo al mondo fra i vermi immortali.

 

Corruzione su corruzione, finché la putrefazione non sprofondò nella sua stessa anima,

sebbene mantenesse il nome di Mannimarco, il suo corpo e la sua mente

non furono altro che un cadavere semovente mentre rigettava la sua umanità.

Il sangue nelle sue vene mutò invece in un caos acido e velenoso.

Il suo potere e la sua vita si rafforzarono con il crescere della sua crudele collezione.

 

I più potenti erano quei manufatti, per lungo tempo maledetti fin dai giorni più remoti.

 

Si dice che Galerion lasciò la gilda definendola "un acquitrino",

ma la menzogna è un potente flusso che inquina il fiume del tempo.

Galerion scorse l'ascesa di Mannimarco per mezzo di poteri sublimi,

ai suoi maghi e cavalieri della luce egli disse: "Prima ch'io giunga al mio ultimo respiro,

confrontarmi devo con la tirannia dei vermi e uccidere infine il non-morto".

Li condusse a nord verso terre maledette, fino a un alto passo montano.

 

Oh, coloro che sopravvissero alla battaglia dissero che fu cosa mai vista.

Poderosa magicka come armatura, spada e ascia stregate come armi,

Galerion gridò tonante: "Re dei Vermi, arrenditi e lascia i tuoi manufatti

e il loro potere a me e potrai vivere finché giungerà il tuo momento".

Una vuota risata rispose: "Sarai tu il primo a morire", replicò Mannimarco.

Allora le armate dei maghi si scontrarono con inaudita e spaventosa forza.

 

Immaginate immense onde di fiamme e gelo e la montagna tremare fragorosa,

folgori variopinte scagliarsi avanti, crepitando in un lamento di drago.

Come foglie, i maghi guerrieri volarono per ricadere in schiere dal cielo,

cadaveri eruppero dalla terra per combattere, invocati dagli oscuri negromanti,

e per essere abbattuti e ridotti al nulla con un flusso di luce divina.

Un poderoso vortice di energia scatenato, cascate di sangue riversarsi nei fiumi.

 

Simile al fragore del tuono nel cielo azzurro o al ruggito improvviso di un leone,

simile ad affilati rasoi dilaniati delicati merletti ricamati,

così Galerion con un semplice tocco fece scuotere la montagna alla sua base.

La mortale orda cadde fatalmente, ma in risposta a quei lamenti di morte,

dal profondo, la cosa che essi chiamavano Re dei Vermi risorse.

In Nirn stesso urlò feroce durante lo scontro fra maghi e negromanti,

 

con gli occhi ardenti di oscuro fuoco, spalancò le sue fauci sdentate,

vomitando oscurità a ogni esalazione e respiro,

ogni cosa nella fetida aria percepì della morte il gelido tocco.

 

Nei cieli sopra la montagna, l'oscurità fu sopraffatta e impallidì,

allora Mannimarco, Re dei Vermi, percepì i suoi tetri poteri svanire:

i manufatti della morte scagliò con il suo putrido scheletrico artiglio.

 

Mille fra giusti e malvagi perirono allora, di ciò è conferma la storia.

Fra cui, ahimè, Vanus Galerion, colui che indicò la via,

sembrò allora che Mannimarco fosse invero morto quel giorno.

Sconfitti sembrarono i negromanti, i malvagi, gli orrendi stolti,

di ritorno, nella Gilda dei Maghi i vittoriosi conservarono i maledetti strumenti,

di lui, ancora vivente come non-morto, Mannimarco, Re dei Vermi.

 

Bambini, prestate ascolto mentre le ombre attraversano le vostre dormienti capanne,

e il villaggio rimane addormentato, le strade vuote dalle folle del giorno,

e le lune rifulgono minacciose attraverso le nubi notturne,

e il popolo del cimitero riposa, noi speriamo, in un eterno sonno,

ascoltate e udirete il sussurrato suono dello strisciar di passi,

quindi pregate di non sentire mai del Re dei Vermi il terrificante tocco.