La versione argoniana

Libro quattro

 

di

Waughin Jarth

 

 

Decumus Scotti stava annegando e la cosa non gli sembrava affatto strana. Non riusciva a muovere le braccia e le gambe per nuotare a causa dell'incantesimo paralizzante che gli aveva lanciato il contadino argoniano, ma stava proprio affondando. Il fiume Onkobra era una furia tumultuosa d'acqua spumeggiante, le cui correnti trascinavano grossi massi senza difficoltà, così Scotti finì sottosopra, ruotando vorticosamente, urtando e rimbalzando da ogni parte.

 

Era convinto che sarebbe morto di lì a poco e ciò sarebbe stato comunque meglio del trovarsi a Palude Nera. Non fu poi troppo spaventato nel sentire i suoi polmoni riempirsi d'acqua e una gelida oscurità cadere su di lui.

 

Per un po' Decumus Scotti si sentì in pace per la prima volta dopo tanto tempo. Benedì quell'oscurità. Poi sopraggiunse il dolore e avvertì se stesso tossire e sputare fuori acqua dal ventre e dai polmoni.

 

Una voce disse: "Oh, accidenti! È ancora vivo?".

 

Scotti non era del tutto sicuro che ciò fosse vero, nemmeno quando aprì gli occhi e vide una faccia sopra di lui. Era un argoniano, ma differente da quelli che aveva visto finora. Il suo volto era sottile e lungo, simile a una grossa lancia, le squame erano color rosso rubino e brillavano al sole. Ammiccò verso di lui, aprendo e chiudendo le palpebre in fessure verticali.

 

"Immagino che adesso non dovremmo più mangiarvi, giusto?", disse la creatura sorridendo, e Scotti comprese dai suoi denti che quella non era una mera metafora.

 

"Grazie", disse Scotti con un filo di voce. Sollevò leggermente la testa per vedere a chi quella creatura si stava riferendo con il termine "noi", e scoprì di trovarsi sulla sponda fangosa del fiume melmoso e immobile, attorniato da un gruppo di argoniani con altrettanti volti allungati e squame di tutti i colori dell'arcobaleno. Verde chiaro, porpora, blu e arancione, degni di gemme preziose.

 

"Potreste dirmi se sono vicino a... bé, a qualsiasi luogo?".

 

L'argoniano rosso rubino scoppiò a ridere. "No. Siete nel bel mezzo di tutto e vicino a niente".

 

"Oh", disse Scotti, che aveva ormai compreso che lo spazio non avesse molto significato nelle terre di Palude Nera. "E voi cosa siete?".

 

"Siamo agaceph", rispose l'argoniano rosso rubino. "Il mio nome è Nomu". Scotti si presentò. "Sono un funzionario capo della Commissione Edilizia Vanech presso la Città Imperiale. Il mio incarico consisteva nel venire qui per tentare di risolvere i problemi del commercio, ma ho smarrito la mia agenda, non ho incontrato nessuno dei miei contatti, gli Archein di Gideon...".

 

"Pomposi, assimilati, cleptocrati schiavisti", mormorò un piccolo agaceph giallo limone con risentimento.

 

"...e adesso vorrei solo tornare a casa".

 

Nomu sorrise, inarcando la sua lunga bocca con l'espressione di chi è felice di liberarsi di un ospite indesiderato. "Shehs vi guiderà".

 

A quanto sembrava, Shehs era l'arcigna creaturina gialla e non sembrava affatto contenta del compito che gli era stato assegnato. Con forza sorprendente, sollevò Scotti e, per un istante, al funzionario tornò in mente quando Gemullus lo aveva gettato nella melma ribollente che conduceva all'Espresso Sotterraneo. Al contrario, Shehs spinse Scotti su una piccola zattera, sottile come la lama di un rasoio, che ondeggiava sulla superficie dell'acqua.

 

"È così che viaggiate?".

 

"Non abbiamo i carri malridotti e i cavalli morenti dei nostri fratelli delle terre esterne", Shehs rispose roteando i minuscoli occhi. "Non conosciamo niente di meglio".

 

L'argoniano si sedette nella parte posteriore della zattera e utilizzò la coda a guisa di frusta per spingere l'imbarcazione sull'acqua. Procedevano a buona velocità, girando attorno a pozze vorticose di melma che emanavano il fetore di secoli di putrefazione, superando aguzzi pinnacoli, solidi all'apparenza ma pronti a sgretolarsi al minimo sussulto di quelle acque immobili, passando sotto ponti che un tempo potevano essere stati di metallo, ma che adesso erano solo ruggine.

 

"Tutto nelle terre di Tamriel fluisce giù verso Palude Nera", disse Shehs.

 

Mentre scivolavano sulle acque, Shehs spiegò a Scotti che gli agacephs erano una delle molte tribù argoniane che vivevano all'interno della provincia, nei pressi dell'hist, provando un quasi completo disinteresse nei confronti del mondo esterno. Era stato fortunato a essere stato trovato da loro. I naga, paatru simili a rospi, e gli alati ssarpa lo avrebbereo ucciso immediatamente.

 

Vi erano anche altre creature che andavano evitate. Sebbene vivessero pochi predatori naturali nell'interno di Palude Nera, le creature che sguazzavano nella spazzatura raramente si tiravano indietro davanti a un pasto vivo. I falchi volteggiavano nel cielo, simili a quelli che Scotti aveva visto nell'ovest.

 

Shehs si zittì e fermò completamente la zattera, restando in attesa di qualcosa.

 

Scotti si girò nella direzione in cui stava guardando Shehs, ma non vide nulla di strano in quelle acque luride. Poi si accorse che qualcosa si stava effettivamente muovendo nella pozza di melma verde di fronte a loro, e piuttosto rapidamente per giunta, spostandosi da una sponda all'altra. Depositò piccole ossa dietro di sé strisciando fra i canneti, per poi scomparire.

 

"Voriplasma", Shehs spiegò riprendendo a spingere in avanti la zattera. "Una parolone. Ti riduce a un mucchio di ossa prima che tu giunga alla seconda sillaba".

 

Scotti, ansioso di distrarsi dalla vista e dal fetore circostante, pensò di rivolgere i complimenti al suo pilota per la straordinaria ricchezza del suo linguaggio. Era particolarmente sorprendente, considerato quanto lontano fossero dalla civiltà. Gli argoniani a oriente, in effetti, parlavano proprio bene.

 

"Tentarono di erigere un Tempio di Mara qui vicino a Umpholo, vent'anni fa", spiegò Shehs e Scotti annuì, ricordando di aver letto qualcosa di simile sui registri prima di perderli. "Sono tutti morti in modo orribile a causa dell'aria malsana della palude durante il primo mese, ma ci hanno lasciato libri eccellenti".

 

Scotti era interessato a saperne di più quando vide qualcosa di così enorme, di così terrificante, che dovette fermarsi, congelato dal terrore.

 

Semisommersa nell'acqua proprio davanti a loro si ergeva una montagna di aculei, con artigli lunghi nove piedi. Occhi bianchi fissavano il vuoto, poi all'improvviso l'intera creatura si contrasse e barcollò, mentre la mandibola sporgente in fuori mostrava zanne che grondavano sangue.

 

"Il Leviathan della Palude", disse Shehs con un sussurro. "Molto, molto pericoloso".

 

Scotti emise un gemito, chiedendosi perché l'agaceph fosse così calmo e soprattutto perché continuava a procedere proprio in direzione della bestia.

 

"Fra tutte le creature che popolano il mondo, a volte i ratti sono i peggiori", disse Shehs e Scotti si rese conto che l'imponente creatura altro non era che un involucro. Il suo movimento derivava dalle centinaia di ratti che aveva dentro e che lo stavano divorando rapidamente dall'interno, fuoriuscendo da alcuni punti della pelle.

 

"Così sembra", disse Scotti e il suo pensiero volò agli appunti su Palude Nera sepolti sotto il fango e alle quattro decadi di mandato imperiale.

 

I due proseguirono verso occidente attraversando il cuore di Palude Nera.

 

Shehs mostrò a Scotti le complesse e vaste rovine delle capitali kothringi, i campi di felci e i prati in fiore, i tranquilli ruscelli sotto manti di muschio blu e una delle cose più incredibili che Scotti avesse mai visto... la grande foresta degli alberi hist adulti. Non videro anima viva fino a quando non arrivarono ai margini della Via di Commercio imperiale appena a est di Slough Point, dove Mailic, la guida guardiarossa di Scotti, lo attendeva pazientemente.

 

"Intendevo concedervi ancora due minuti soltanto", borbottò il guardiarossa lasciando cadere i resti del suo cibo sul mucchio ai suoi piedi. "Non un minuto di più, signore".

 

Il sole splendeva brillante nel cielo quando Decumus Scotti fece ingresso nella Città Imperiale, mentre la riguada del mattino ne rifrangeva la calda luce diffondendo bagliori su ogni edificio, come se la città fosse stata lustrata a nuovo per il suo arrivo.

 

Rimase sbalordito da quanta pulizia vi fosse e dalla sporadicità dei mendicanti.

 

Il lunghissimo edificio della Commissione Edilizia Vanech era quello di sempre, tuttavia la stessa vista gli sembrava insolita e bizzarra. Non era ricoperto di fango. La gente al suo interno stava effettivamente lavorando.

 

Lo stesso Lord Vanech, sebbene particolarmente tozzo e guercio, sembrava immacolato, non solo ripulito dal fango e dallo sporco, ma anche relativamente intatto. Scotti non poté fare a meno di fissarlo appena riuscì a intravederne il capo. Vanech ricambiò fissandolo a sua volta.

 

"Siete proprio un bel vedere", farfugliò il piccolo uomo. "Il vostro cavallo vi ha trascinato fino a Palude Nera e riportato indietro? Vi direi di andare a casa a darvi una sistemata, ma è giunta una dozzina di persone per vedervi. Spero che abbiate delle soluzioni per loro".

 

Non era un'esagerazione. Circa venti dei più potenti e danarosi cyrodilici stavano aspettando proprio lui. A Scotti venne assegnato un ufficio perfino più ampio di quello di Lord Vanech per riceverli.

 

Fra i primi clienti della commissione c'erano cinque commercianti indipendenti, luccicanti e carichi d'oro, che chiesero a Scotti cosa intendesse fare per migliorare le vie di commercio. Scotti riassunse loro le condizioni delle vie principali, delle carovane di commercianti, dei ponti crollati e di ogni altro ostacolo che si poneva tra la frontiera e il mercato. Loro lo incaricarono di far riparare ogni cosa e gli consegnarono l'oro necessario per farlo.

 

Nell'arco di tre mesi, il ponte presso Slough Point era scomparso nel fango, la grande carovana era andata completamente in rovina e la via principale da Gideon era stata sommersa completamente dalle acque della palude. Gli argoniani ripresero a usare le vecchie strade, le loro zattere personali e talvolta l'Espresso Sotterraneo per trasportare il grano in piccole quantità. Occorreva così un terzo del tempo, circa due settimane per arrivare a Cyrodiil, e il carico non marciva.

 

L'arcivescovo di Mara fu il cliente successivo di Scotti. Un uomo caritatevole, inorridito dai racconti sulle madri argoniane che vendevano i loro figli come schiavi, chiese a Scotti se ciò fosse vero.

 

"Purtroppo sì", rispose Scotti, e l'arcivescovo lo ricoprì di septim, chiedendo al contabile di far giungere del cibo nella provincia per alleviare le loro sofferenze e di migliorare le scuole per insegnare loro ad aiutare se stessi.

 

Nell'arco di cinque mesi, l'ultimo libro era stato rubato dal monastero abbandonato di Mara a Umphollo. Quando gli Archein andarono in bancarotta, i loro schiavi tornarono alle modeste fattorie dai loro genitori. Gli umili argoniani si resero conto di riuscire a provvedere sufficientemente alle loro famiglie a patto di avere abbastanza lavoratori nella propria enclave e il mercato degli schiavi entrò rapidamente in declino.

 

L'ambasciatore Tsleeixth, preoccupato per l'aumento della criminalità nelle regioni settentrionali di Palude Nera, portò il contributo di molti altri argoniani espatriati come lui. Essi desideravano avere molto più guardie imperiali ai confini di Slough Point, più lanterne magicamente accese lungo le strade principali a intervalli regolari, più postazioni di guardia e più scuole per permettere ai giovani argoniani di migliorarsi e di non cadere vittime del crimine.

 

In sei mesi, non si videro più naga vagare per le strade, dal momento che non c'erano più mercanti da derubare. La feccia della città tornò nella fetida palude interna dove si sentiva molto più a suo agio e la loro naturale costituzione trovò giovamento nel putridume che tanto amava. Tsleeixth e i suoi consiglieri furono talmente sorpresi dalla drastica diminuzione della criminalità, che portarono con sé altro oro per Decumus Scotti raccomandandogli di continuare così.

 

Palude Nera semplicemente era, è, e sempre sarà, incapace di adottare un'economia agricola su larga scala. Gli argoniani, e chiunque altro a Tamriel, potevano vivere nelle terre di Palude Nera basandosi sui prodotti della fattoria, coltivando soltanto ciò di cui avevano bisogno. Questo non era affatto triste, pensò Scotti, al contrario, era pieno di speranza.

 

La soluzione di Scotti a ogni dilemma era la stessa. Il dieci per cento dell'oro che gli veniva dato andava alla Commissione Edilizia Vanech. Il resto lo tenne per sé e non fece assolutamente niente per soddisfare le richieste rivoltegli.

 

In un anno, Decumus Scotti aveva accumulato abbastanza da ritirarsi a un'agiata vita privata e Palude Nera era assai meglio in quel momento di quanto non fosse stata da quaranta anni a questa parte.