La versione argoniana

Libro tre

 

di

Waughin Jarth

 

 

Si pensava che Decumus Scotti fosse a Gideon, una città a sud di Black Marsh sotto l'influsso dell'Impero, per migliorare i commerci nella provincia per conto della Commissione Edilizia Vanech e dei suoi clienti. Invece, si trovava in un paesino infame e quasi del tutto sommerso, chiamato Hixinoag, in cui non conosceva nessuno, eccetto un narcotrafficante di nome Chaero Gemullus.

 

Gemullus non era affatto turbato dal fatto che la carovana dei mercanti fosse andata a nord, piuttosto che a sud. Lasciò perfino che Scotti condividesse il suo secchio di trodh, piccoli pesci croccanti, che aveva acquistato dalla gente del posto. Scotti li avrebbe preferiti cotti, o perlomeno morti, ma Gemullus spiegò allegramente che il tal caso sarebbero stati velenosi.

 

"Se fossi nel posto dove dovrei trovarmi in realtà", Scotti esclamò, mettendo uno di quei pesciolini ancora vivi in bocca, "mangerei arrosto, formaggio e berrei del buon vino".

 

"Io vendo zucchero lunare a nord e lo compro a sud", disse. "Devi essere più flessibile, amico mio."

 

"Invece, i miei affari sono solo a Gideon", disse Scotti, contrariato.

 

"Bene, allora hai due possibilità", rispose il narcotrafficante. "Potresti restare qui. La maggior parte dei villaggi di Argonia non dura a lungo e ci sono buone possibilità che Hixinoag sprofondi fino quasi alle porte di Gideon in un mese o due. Questa è probabilmente la soluzione più semplice".

 

"Mi farebbe ritardare notevolmente".

 

"Oppure puoi unirti di nuovo alla carovana", disse Gemullus. "Magari questa volta andranno nella direzione giusta questa volta, magari non resteranno bloccati nel fango e forse non verranno trucidati dai banditi naga".

 

"Poco entusiasmante, direi", disse Scotti aggrottando le sopracciglia. "Altri suggerimenti?".

 

"Le radici. L'Espresso Sotterraneo", Gemullus fece una smorfia. "Seguimi".

 

Scotti seguì Gemullus fuori dal villaggio e dentro un bosco di alberi avvolti da ciuffi di muschio. Il narcotrafficante osservava attentamente il terreno e tastava più volte il fango vischioso. Alla fine trovò un punto dal quale fuoriuscivano grosse bolle oleose.

 

"Perfetto", disse. "Adesso, l'importante è tenere i nervi saldi. L'espresso ti porterà a sud, è la migrazione della marea d'inverno, e saprai di essere nei pressi di Gideon quando vedrai argilla rossa in abbondanza. Non perdere la calma e sappi che le masse di bolle indicano dei punti di uscita".

 

Scotti guardò Gemullus in modo assente. L'uomo stava dicendo cose assolutamente prive di senso. "Cosa?".

 

Gemullus prese Scotti per le spalle e lo fece spostare sopra la massa di bolle. "Rimani fermo qui...".

 

Scotti affondò velocemente nel fango fissando il contrabbandiere, terrorizzato.

 

"Ricordati di aspettare fino a quando non vedi l'argilla rossa e, alla vista delle bolle, spingi verso l'alto...".

 

Scotti si dibatteva per liberarsi, ma affondava sempre più rapidamente. Il fango raggiunse l'altezza del collo. Scotti aveva lo sguardo impietrito, non riusciva a parlare, disse solo "Oog".

 

"E non temere di essere digerito. Potresti vivere nello stomaco di un verme delle radici per mesi".

 

Scotti prese affannosamente un'ultima boccata d'aria e chiuse gli occhi prima di scomparire nel fango.

 

Sentì un calore inaspettato tutto intorno a lui. Quando aprì gli occhi si ritrovò circondato da una sostanza appiccicosa e traslucida e si accorse di viaggiare ad altissima velocità in avanti e verso sud. Scivolava nel fango, come fosse aria, e attraversava un intricato groviglio di radici. Era confuso ed euforico allo stesso tempo, si sentiva trasportato in avanti all'impazzata, attraverso un ambiente di oscurità aliena e roteava velocemente sopra la spessa rete di tentacoli formati dalle radici degli alberi. Era come essere in cielo a mezzanotte e non sottoterra, nell'Espresso Sotterraneo.

 

Osservando rapidamente la massiccia struttura di radici che si estendeva sopra di lui, Scotti vide passare qualcosa. Una creatura quasi informe, priva di occhi, ossa, colore, gambe e braccia, lunga circa due metri che passava tra le radici. Conteneva qualcosa di scuro e, non appena si avvicinò, Scotti vide che si trattava di un argoniano. Fece un cenno e la disgustosa creature in cui l'argoniano si trovava si appiattì leggermente e schizzò in avanti.

 

Al vedere questa scena, gli tornarono in mente le parole di Gemullus. "La migrazione della marea d'inverno", "buco d'aria", "sei digerito". Queste parole gli danzavano attorno per trovare un cantuccio all'interno di una mente che non voleva accettarle... ma non c'era altro modo per spiegare quella situazione. Scotti era passato dal mangiare pesce vivo all'essere ingerito per spostarsi da un posto all'altro. Si trovava all'interno di un verme.

 

Scotti prese una decisione e si lasciò svenire.

 

Si svegliò un po' alla volta, dopo aver sognato di trovarsi nel caldo abbraccio di una donna. Aprì gli occhi sorridendo ma si accorse subito dell'amara realtà.

 

La creatura procedeva ancora nella sua corsa folle e cieca; scivolava tra le radici ma non sembrava più di volare nel cielo notturno. Era come il cielo all'alba: carico di sfumature rosa e rosse. Scotti ricordò le parole di Gemullus: se vedeva argilla rossa era in prossimità di Gideon. Adesso doveva trovare le bolle.

 

Non c'erano bolle da nessuna parte. Sebbene le interiora del verme fossero ancora calde e confortevoli, Scotti sentì tutto il peso della terra attorno a sé: "Non devi farti prendere dal panico", aveva detto Gemullus, ma una cosa era ascoltare un consiglio, ben altra era seguirlo. Cominciò ad agitarsi e la creatura si mosse più in fretta all'aumentare della pressione interna.

 

Improvvisamente Scotti la vide dinanzi a sé, una sottile spirale di bolle che si sollevava dal fango, proveniente da un qualche flusso sotterraneo, diretta verso l'alto, dalle radici fino alla superficie sovrastante. Nel momento in cui il verme attraversò la spirale, Scotti spinse con tutte le sue forze uscendo la sottile pelle della creatura. Le bolle spinsero velocemente Scotti verso l'alto e in un lampo saltò fuori da quel fango rosso e vischioso.

 

Due grigi argoniani si trovavano sotto un albero e tenevano una rete. Guardarono nella direzione di Scotti con educata curiosità. Scotti notò che la rete conteneva parecchie creature simili a topi pelosi che squittivano. Fece per rivolgersi agli argoniani e dall'albero ne saltò giù un altro. Sebbene Scotti non conoscesse bene quell'attività, capì che stavano pescando.

 

"Scusate, ragazzi", disse in modo gioviale. "Mi chiedevo se sapreste indicarmi la strada per Gideon".

 

Gli argoniani si presentarono come Fiamma Pescatrice e Cartoccio di Foglie e si guardarono l'un l'altro incuriositi dalla domanda.

 

"Chi stai cercando?", chiese Cartoccio di Foglie.

 

"Credo che si chiami", disse Scotti, tentando di ricordare i contatti di Black Marsh a Gideon persi molto tempo prima, "Archein Piede destro... Roccia?".

 

Fiamma Pescatrice annuì. "Per cinque monete d'oro, ti mostrerò la strada. A est. È la piantagione a est di Gideon. Bellissima".

 

A Scotti sembrò la notizia migliore degli ultimi due giorni e consegnò a Fiamma Pescatrice le cinque monete d'oro.

 

Gli argoniani condussero Scotti fino a una strada fangosa che passava attraverso le canne e si apriva a ovest nell'ampia e azzurra Baia di Topal. Scotti ammirò la magnifica tenuta cinta da mura che si estendeva tutt'intorno: fiori cremisi brillante spuntavano dalle pietre e si sorprese a pensare: "Che paesaggio fantastico!".

 

La strada correva parallela a un fiume che andava a est rispetto alla Baia di Topal. Il fiume si chiamava Onkobra, gli dissero. Si inoltrava in profondità di Black Marsh, nel cuore della provincia.

 

Guardando oltre l'entrata, verso le piantagioni a est di Gideon, Scotti vide che solo alcuni campi erano coltivati. Nella maggior parte di essi il raccolto era marcito, le viti erano appassite e gli alberi da frutta apparivano secchi e senza foglie. I servi degli argoniani che li lavoravano erano magri, deboli, moribondi, più spiriti che creature viventi e senzienti.

 

I tre continuarono il loro viaggio sempre verso est e, due ore più tardi, la tenuta sembrava ancora grandiosa, almeno da lontano, la strada era buona, ancorché ricoperta di erbacce, ma Scotti era spazientito, inorridito dai coltivatori e dallo stato delle terre, nonché meno caritatevole nei confronti di tutta la zona. "Quanto dobbiamo camminare ancora?".

 

Cartoccio di Foglie e Fiamma Pescatrice si guardarono come se quella domanda non fosse stata rivolta a loro.

 

"Archein è a est?", Cartoccio di Foglie iniziò a pensare. "Vicino o lontano?".

 

Fiamma Pescatrice scosse le spalle come per tirarsene fuori e disse a Scotti: "Per cinque monete ti mostrerò la strada. A est. La piantagione. Molto bella".

 

"Non ne avete la minima idea, vero?", esclamò Scotti.

 

"Perché non me lo avete detto prima quando avrei potuto chiedere a qualcun altro?".

 

Oltre la curva più avanti, si sentiva un rumore di zoccoli. Si stava avvicinando un cavallo.

 

Scotti si incamminò in direzione del rumore per fare cenno al cavaliere e non si accorse dell'incantesimo di Cartoccio di Foglie ai suoi danni. Tuttavia, lo percepì. Un tocco ghiacciato lungo la schiena, le braccia e le gambe improvvisamente immobili come avvolte nel rigido acciaio. Era paralizzato.

 

L'incantesimo della paralisi, come forse il lettore sa, prevede purtroppo che la vittima continui a vedere e sentire senza però avere alcun controllo sul proprio corpo. Il pensiero che attraversò la mente di Scotti fu: "Dannazione!".

 

Infatti, Fiamma Pescatrice e Cartoccio di Foglie, come la maggior parte dei lavoranti di Black Marsh, erano abili illusionisti e di certo non amici degli imperiali.

 

Gli argoniani spostarono Decumus Scotti sul lato della strada, un attimo prima che il cavallo e il cavaliere svoltassero l'angolo. Era una figura imponente, un nobile in tenuta verde scuro sfavillante, lo stesso colore della sua pelle squamosa e un cappuccio frangiato che faceva parte del corpo e poggiava sulla sua testa come una corona cornuta.

 

"Salve, fratelli!", disse il cavaliere ai due.

 

"Salve, Archein Piede destro-Roccia", risposero, e Cartoccio di Foglie aggiunse: "Quali doveri vi attendono, signore, in questa bella giornata?".

 

"Non si riposa mai", sospirò Archein in modo regale. "Una delle mie lavoranti ha partorito due gemelli. Gemelli! Fortunatamente, in città c'è un buon mercante e lei non ha fatto troppe storie. Inoltre, c'è un imperiale che arriva dalla Commissione Edilizia Vanech che dovrei incontrare a Gideon. Sono sicuro che ci metterò una vita a fargli aprire la cassa del tesoro. Quante complicazioni".

 

Fiamma Pescatrice e Cartoccio di Foglie fecero cenno di capire, Archein lanciò il cavallo al galoppo e i due andarono a sorvegliare il loro prigioniero.

 

Sfortunatamente per loro, però, Black Marsh era pericolosa quanto tutto il resto di Tamriel. Il loro ostaggio, Decumus Scotti, infatti, era rotolato giù e in quel preciso istante rischiava di affogare nel fiume Onkobra.