La vera Barenziah

Parte 2

 

di

Anonimo

 

 

Barenziah e Straw si stabilirono a Riften per l'inverno, affittando una stanza a buon prezzo nel quartiere più povero della città. Barenziah voleva unirsi alla Gilda dei Ladri, pur sapendo che sarebbero sorti dei problemi se si fosse saputo che agiva per conto proprio. Un giorno, in una taverna, incontrò lo sguardo di un membro ben noto, un aitante giovane khajiiti, chiamato Therris. Lei si offrì di fare l'amore con lui in cambio di un aiuto per entrare nella gilda. Il ragazzo la squadrò da capo a piedi con un ghigno e acconsentì, ma doveva comunque superare una prova di iniziazione.

 

"Che tipo di iniziazione?".

 

"Ah", disse Therris. "Paga prima, dolcezza".

 

[Questa parte è stata censurata per ordine del tempio.]

 

Straw l'avrebbe uccisa e forse anche Therris. Cosa mai l'aveva posseduta in Tamriel da farle fare una cosa del genere? Lanciò uno sguardo apprensivo alla stanza, ma gli altri uomini avevano perso interesse ed erano tornati a occuparsi dei loro affari. Non riconobbe nessuno di loro. Non era la locanda dove si era stabilita con Straw. Con un po' di fortuna ci sarebbe voluto del tempo prima che Straw lo scoprisse e forse non lo avrebbe saputo mai.

 

Therris era di gran lunga l'uomo più seducente e attraente che avesse mai incontrato. Non solo le aveva descritto le abilità necessarie per diventare un membro della Gilda dei Ladri, ma le aveva fatto da maestro o l'aveva introdotta a chi poteva addestrarla a dovere.

 

Fra di loro, c'era una donna che conosceva un po' di magia. Katisha era una nord grassoccia e dall'aspetto austero. Era sposata con un fabbro, aveva due figli oramai adolescenti e appariva del tutto ordinaria e rispettabile... con l'unica eccezione che adorava particolarmente i gatti (e ovviamente le loro controparti umanoidi, i khajiiti), era abile in alcuni tipi di magia e frequentava amici alquanto bizzarri. Fu lei a insegnarle l'incantesimo dell'invisibilità e a istruirla nelle altre forme della furtività e del travistimento. Katisha univa liberamente la sua conoscenza delle arti magiche alla destrezza fisica, sfruttando la prima per migliorare la seconda. Non faceva parte della Gilda dei Ladri, ma provava una sorta di affetto materno per Therris. Barenziah le si affezionò come mai le era capitato con altre donne e in poche settimane giunse a confidare a Katisha la storia della sua vita.

 

Talvolta Barenziah conduceva con sé anche Straw e in effetti a lui Katisha piaceva. Ma non certo Therris. Therris, invece, trovò Straw "interessante" e suggerì a Barenziah di organizzare quello che definiva un "incontro a tre".

 

"Assolutamente no", disse Barenziah risoluta, grata che almeno per una volta Therris le avesse parlato in privato.

 

"A lui non piacerebbe e nemmeno a me!".

 

Therris sfoggiò il suo attraente sorriso felino, dalla forma triangolare, quindi si stiracchiò prigramente sulla sedia, allungando le membra e raggomitolando la coda. "Potrebbe rivelarsi una sorpresa, per tutti e due. Il semplice rapporto di coppia è così noioso".

 

Barenziah replicò con uno sguardo truce.

 

"O forse non ti piacerebbe farlo con quel tuo amico bifolco, dolcezza. Ti dispiacerebbe se portassi uno dei miei amici?".

 

"Sì, mi dispiacerebbe. Se ti annoi con me, tu e il tuo amico potete trovare qualcun'altra". Era un membro della Gilda dei Ladri adesso. Aveva superato la prova d'iniziazione. Trovava che Therris fosse utile ma non certo essenziale. Forse anche lei si era un po' stancata di lui.

 

Confidò a Katisha i suoi problemi con gli uomini. O per lo meno ciò che lei pensava fossero i suoi problemi con gli uomini. Katisha scosse la testa e le disse che in realtà cercava soltanto amore e non sesso, che avrebbe riconosciuto l'uomo giusto quando lo avesse incontrato e che non era né Straw né Therris.

 

Barenziah inclinò la testa in segno interrogativo. "Dicono che le elfe scure sono pro... pro... qualcosa. Prostitute?", disse nonstante i dubbi.

 

"Intendi dire promiscue. Sebbene alcune divengano prostitute, suppongo", aggiunse Katisha come ripensamento. "Le femmine di razza elfica sono promiscue da giovani. Ma tu cambierai una volta cresciuta. Forse hai già iniziato a cambiare", aggiunse speranzosamente.

 

Le piaceva Barenziah ed era giunta a provare molto affetto per lei. "Dovresti incontrare qualche bel ragazzo di razza elfica. Se continui a frequentare la compagnia dei khajiiti, degli esseri umani e degli altri che conosci, ti ritroverai incinta in un batter d'occhio".

 

Barenziah sorrise involontariamente a quel pensiero. "Mi piacerebbe. Credo. Ma sarebbe inopportuno, non credi? I figli sono fonte di preoccupazioni e ora come ora non ho nemmeno una casa".

 

"Quanti anni hai, Berry? Diciassette? Bene, hai ancora un anno o due prima di diventare fertile, a meno che tu non sia davvero sfortunata. Inoltre, dopo di ciò gli elfi non hanno figli da altri elfi in breve tempo, quindi non avrai problemi frequentandoli".

 

Barenziah rammentò qualcos'altro. "Straw vuole comprare una fattoria e sposarmi".

 

"Lo vuoi anche tu?".

 

"No. Non ancora. Un giorno forse. Sì, un giorno. Ma non se non posso essere regina. E non una regina qualsiasi. La regina di Mournhold." Lo disse con tono risoluto, quasi con caparbietà, come a volere respingere qualsiasi dubbio.

 

Katisha scelse di ignorare quell'ultimo commento. La fervida immaginazione della ragazza la divertiva alquanto, lo prese come un segno della sua mente acuta. "Penso che Straw sarà molto anziano prima che quel giorno arrivi, Berry. Gli elfi vivono molto a lungo". L'espressione di Katisha per un attimo palesò l'invidia e la malinconia con cui gli umani contemplano la vita millenaria che gli dei avevano concesso agli elfi. Vero, ma in pochi vivevano realmente così a lungo, poiché malattie e violenze esigevano i loro tributi. Nondimeno era possibile. In uno o due ce la fecero.

 

"Mi piacciono anche gli uomini anziani", disse Berry.

 

Katisha rise. Barenziah si agitava nervosamente mentre Therris metteva in ordine le carte sullo scrittoio. Era meticoloso e metodico mentre rimetteva i documenti esattamente nello stesso posto in cui li aveva trovati.

 

Si erano introdotti nella dimora di un nobiluomo, lasciando Straw ad attenderli di vedetta all'esterno. Therris aveva detto che sarebbe stato un gioco da ragazzi ma che la cosa doveva restare segreta. Non aveva voluto coinvolgere nemmeno altri membri della gilda. Disse che sapeva di potersi fidare solo di Berry e Straw, ma di nessun altro.

 

"Dimmi ciò che cerchi e io lo troverò", sussurrò Berry frettolosamente. Le capacità visive di Therris al buio non erano altrettanto buone e non voleva che lei generasse neppure un piccolo globo di luce magica.

 

Non era mai stata in un luogo così lussuoso. Neppure il castello di Darkmoor del conte Sven e di Lady Inga dove aveva trascorso la sua infanzia era paragonabile a quel posto. Non appena si addentrarono nelle vaste sale echeggianti, riccamente decorate, del piano inferiore, si guardò intorno meravigliata. Ma Therris non sembrava interessato a nient'altro che allo scrittoio nel piccolo studio stracolmo di libri al piano superiore.

 

"Sssst", sibilò irosamente.

 

"Sta arrivando qualcuno!", disse Berry un momento prima che la porta si aprisse e due oscure figure entrassero nella stanza. Therris la spinse violentemente verso di loro e balzò dalla finestra. I muscoli di Barenziah s'irrigidirono; non riusciva a muoversi né a parlare. Guardò impotente mentre una delle figure, quella più piccola, si gettò all'inseguimento di Therris. Vi furono due rapide e silenziose stilettate di luce blu, poi Therris si accasciò inerte al suolo.

 

Fuori dallo studio, la casa si era animata e si udivano passi affrettati e voci concitate di allarme e il clangore delle corazze indossate frettolosamente.

 

L'uomo più grosso, che dall'aspetto pareva un elfo scuro, sollevandolo parzialmente, trascinò Therris fino alla porta e lo gettò nelle braccia aperte di un altro elfo. Con un cenno del capo, il primo elfo inviò al loro seguito il compagno più piccolo vestito di blu. Quindi passeggiò su e giù squadrando Barenziah, che adesso era di nuovo in grado di muoversi, sebbene la sua testa pulsasse terribilmente a ogni tentativo.

 

"Sbottona la camicia, Barenziah", disse l'elfo. Barenziah lo guardò sbigottita e la serrò ben chiusa. "Siete una ragazza, non è vero, Berry?", disse lui con tono gentile. "Avreste dovuto smettere di vestirvi da ragazzo mesi fa. Non facevate altro che attirare l'attenzione su di voi. Peraltro facendovi chiamare Berry! Forse il vostro amico Straw è troppo stupido per ricordare qualcos'altro?".

 

"E' un nome comune fra gli elfi", protestò Barenziah.

 

L'uomo scosse la testa tristemente. "No, fra gli elfi scuri non lo è, mia cara. Ma non sapete granché degli elfi scuri, o sbaglio? Mi spiace, ma non fu possibile evitarlo. Non importa ormai. Tenterò di porvi rimedio".

 

"Chi siete?", chiese Barenziah.

 

"Alla faccia della fama", disse l'uomo stringendosi nelle spalle con un sorriso sardonico. "Sono Symmachus, mia signora Barenziah. Generale Symmachus dell'esercito imperiale di sua magnifica e terribile maestà Tiber Septim I. E devo dire che è stato un piacevole inseguimento quello in cui mi avete condotto attraverso Tamriel. O almeno lo è stato finora. Ho intuito, correttamente, che eravate diretta a Morrowind. Siete stata fortunata. Avevamo ritrovato un corpo a Whiterun che credevamo essere di Straw e abbiamo smesso di cercarvi. Fu un errore. Ma non avrei immaginato che sareste rimasti insieme così a lungo".

 

"Dove si trova? Sta bene?", domandò con sincera trepidazione.

 

"Oh, sta bene. Per ora. Sotto custodia, naturalmente". É stato allontanato. "Voi... tenete a lui, dunque?", disse e improvvisamente la fissò con fiera curiosità. Con quegli intensi occhi rossi che le sembravano così alieni, escludendo quelle rare volte in cui aveva visto la sua immagine riflessa.

 

"É un amico", disse Barenziah. Il tono delle sue parole sembrò opaco e disperato alle sue stesse orecchie. Symmachus! Un generale dell'esercito imperiale che asseriva di godere dell'amicizia e della fiducia dello stesso Tiber Septim.

 

"Ahimè. Sembra che abbiate parecchie cattive amicizie... se mi permettete l'ardire, mia signora".

 

"Smettetela di chiamarmi così". Quell'apparente sarcasmo del generale la irritava. Ma lui si limitò a sorridere.

 

Durante il colloquio il trambusto e la confusione in casa cessarono. Sebbene riuscisse a udire ancora delle persone, probabilmente i residenti, bisbigliare fra loro a poca distanza. L'alto elfo si accomodò su un angolo della scrivania. Sembrava alquanto rilassato e intenzionato a rimanere per un po'.

 

Poi le tornò alla mente una frase. Cattive amicizie, aveva detto? Quest'uomo sapeva tutto di lei! O almeno sembrava sapere abbastanza. Che più o meno era la stessa cosa. "C-Cosa accadrà loro? E a m-me?".

 

"Ah. Come sapete, questa dimora appartiene al comandante delle truppe imperiali di questa regione. Ovvero a me". Barenziah sussultò e Symmachus sollevò lo sguardo seccamente. "Come, non lo sapevate? Tsk, tsk. É stato molto avventato da parte vostra, mia signora, anche se avete solo diciassette anni. Dovreste sempre sapere ciò che fate o in cosa vi cacciate".

 

"M-ma la g-gilda n-non... non a-avrebbe...". Barenziah stava tremando. La Gilda dei Ladri non avrebbe mai osato intraprendere una missione che interferisse con la politica imperiale. Nessuno avrebbe osato opporsi a Tiber Septim, almeno nessuno di sua conoscenza. Qualcuno alla gilda aveva sbagliato. Malamente. E ora sarebbe stata lei a pagarne le conseguenze.

 

"Oserei dire che è improbabile che Therris avesse l'approvazione della gilda per questa missione. Infatti, mi chiedo...". Symmachus esaminò attentamente la scrivania aprendone i cassetti. Ne scelse uno, lo ripose sulla scrivania e rimosse un doppio fondo. All'interno si trovava un foglio di pergamena ripiegato. Sembrava una sorta di mappa. Barenziah si avvicinò. Symmachus lo allontanò dal suo sguardo, ridendo. "Calma, calma!", diede un'occhiata alla pergamena, poi la ripiegò e la ripose nel cassetto.

 

"Poco fa mi avete esortato a perseguire la conoscenza".

 

"Già, proprio così". All'improvviso sembrava essere di buon umore. "Dobbiamo andare, mia cara signora".

 

La accompagnò alla porta, giù per le scale e fuori nella fresca aria notturna. Intorno non c'era nessuno. Barenziah lanciò uno sguardo furtivo verso l'oscurità. Si chiedeva se sarebbe stata in grado di sfuggirgli o di eludere la sua attenzione in qualche modo.

 

"Non starete certo pensando di fuggire, vero? Non siete curiosa di sapere prima quali sono i miei piani?". Trovò il suo tono leggermente irritato.

 

"Ora che mi ci fate pensare... sì".

 

"Forse preferireste avere prima notizie dei vostri amici".

 

"No".

 

Parve soddisfatto della sua risposta. Evidentemente era quella che voleva sentire, pensò Barenziah, ma era anche la verità. Sebbene preoccupata per i suoi amici, soprattutto per Straw, era molto più preoccupata per la sua stessa sorte.

 

"Prenderete il vostro posto come legittima regina di Mournhold".

 

Symmachus le spiegò che quello era stato il progetto che lui e Tiber Septim avevano in serbo per lei fin dall'inizio. Le disse che Mournhold, che aveva avuto un governo militare per dodici anni o più, fin da quando lei se ne era andata, sarebbe passata gradualmente a un governo civile, con la guida dell'Impero, naturalmente, come parte integrante della provincia imperiale di Morrowind.

 

"Ma perché fui inviata a Darkmoor?", chiese Barenziah, che a stento riusciva a credere alla notizia.

 

"Per proteggervi, ovviamente. Perché siete fuggita?".

 

Barenziah si strinse nelle spalle. "Non avevo motivo di rimanere. Avreste dovuto dirmelo".

 

"Già ora ne sareste al corrente. Infatti, avevo dato ordine di trasferirvi alla Città Imperiale per trascorrere qualche tempo nel palazzo dell'imperatore. Ma ovviamente ve l'eravate, come dire, svignata. Per quanto riguarda il vostro destino, dovrebbe, e avrebbe già dovuto, esservi piuttosto chiaro. Tiber Septim non si cura dei pesi morti... e in che altro modo avreste potuto essergli utile?".

 

"Non so nulla di lui. E nemmeno di voi".

 

"Allora sappiate questo: Tiber Septim ripaga in egual misura amici e nemici a seconda dei loro meriti".

 

Barenziah rifletté sulla cosa per alcuni istanti. "Straw si è meritato la mia stima e non ha mai fatto male a nessuno. Non è un membro della Gilda dei Ladri. Si è recato fin qui per proteggermi. Guadagna da vivere per il nostro sostentamento facendo commissioni, e inoltre...".

 

Symmachus le fece cenno bruscamente di tacere. "So tutto di Straw", disse, "e di Therris". La guardò intensamente. "Quindi?".

 

Fece un profondo respiro. "Straw vorrebbe una piccola fattoria. Se diverrò ricca, allora vorrei che gliene venisse donata una".

 

"Benissimo". Sembrò sorpreso e infine compiaciuto. "Consideratelo fatto. Ne avrà una. E Therris?".

 

"Mi ha tradito", Barenziah disse freddamente. Therris avrebbe dovuto informarla sui rischi dell'intrusione. Inoltre, l'aveva spinta proprio nelle braccia dei nemici nel tentativo di salvarsi. Non era certo un uomo da premiare.

 

Né, tanto meno, di cui fidarsi.

 

"Sì. Quindi?".

 

"Be', dovrebbe essere punito per ciò che ha fatto... giusto?".

 

"Mi sembra ragionevole. In che modo dovrebbe essere punito?".

 

Barenziah chiuse le mani a pugno. Avrebbe voluto picchiare e graffiare personalmente il khajiiti, ma considerata la piega che avevano preso gli eventi, non le sembrò appropriato a una regina. "Frustatelo. E... pensate che venti frustate siano troppe? Non voglio causargli nessun danno permanente, capito. Voglio solo dargli una lezione".

 

"Naturalmente". Symmachus sogghignò a quelle parole. Poi, improvvisamente, si fece serio. "Sarà fatto, sua altezza, mia signora, regina Barenziah di Mournhold". Poi le fece un inchino, un ampio, cortese e ridicolmente pomposo inchino.

 

A Barenziah balzò il cuore in gola.

 

Trascorse due giorni negli appartamenti di Symmachus, durante i quali ebbe molto da fare. Una donna degli elfi scuri di nome Drelliane provvedeva a ogni sua necessità, sebbene non avesse proprio l'aria di una serva, dal momento che consumava i suoi pasti con loro. E nemmeno sembrava la moglie o l'amante di Symmachus. Drelliane sembrò divertita quando Barenziah espose i suoi dubbi. Rispose semplicemente che era al servizio del generale ed eseguiva ogni suo ordine.

 

Con l'aiuto di Drelliane, furono ordinati per lei molti abiti e paia di scarpe raffinate, una tenuta da cavallo con stivali, oltra a gingilli vari. Le venne assegnata una camera personale.

 

Symmachus era fuori per la maggior parte del tempo. Aveva occasione di vederlo al massimo durante i pasti, ma parlava poco di sé e del suo passato. Era cordiale ed educato, alquanto disposto a conversare sulla maggior parte degli argomenti e pareva interessato a qualsiasi cosa lei avesse da dire. Lo stesso si poteva dire di Drelliane. Barenziah li trovò abbastanza piacevoli, ma "difficili da interpretare", per dirla con le parole di Katisha.

 

Provava una punta di delusione. Erano i primi elfi scuri con i quali aveva contatti ravvicinati. Pensava che si sarebbe trovata a suo agio con loro, che avrebbe sentito finalmente di appartenere a quel luogo, a quella gente, come parte integrante di qualcosa. Invece provava nostalgia per i suoi amici nordici, Katisha e Straw.

 

Quando Symmachus l'avvertì che erano in procinto di partire alla volta della Città Imperiale il mattino seguente, gli chiese se poteva dire addio ai suoi compagni.

 

"Katisha?", chiese. "Ma allora... suppongo di esserle debitore. Fu lei a condurmi fino a voi raccontandomi di una solitaria fanciulla di razza elfica oscura di nome Berry che aveva bisogno di amici elfici... e che a volte si vestiva come un ragazzo. Non è collegata in alcun modo alla Gilda dei Ladri e nessuno collegato alla Gilda dei Ladri sembra conoscere la vostra vera identità, tranne Therris. E questo è un bene. Preferisco che la vostra precedente appartenenza alla gilda non divenga di dominio pubblico. Vi prego di non parlarne mai con nessuno, vostra altezza. Con un passato del genere... non si diventa una regina imperiale".

 

"Nessuno lo sa, eccetto Straw e Therris. E loro non lo diranno a nessuno".

 

"No". Sorrise in modo sottile e singolare. "No, non lo faranno".

 

Non sapeva che Katisha ne era al corrente. E tuttavia, c'era qualcosa nel modo in cui si era pronunciato...

 

Straw arrivò al loro appartamento la mattina della partenza. Furono lasciati soli nel salone, sebbene Barenziah sapesse bene che c'erano altri elfi a portata d'orecchio. Appariva teso e pallido. Si abbracciarono in silenzio per alcuni minuti. Le spalle di Straw tremavano e lacrime solcavano le sue guance, ma non proferì parola.

 

Barenziah cercò di sorridere. "Così abbiamo entrambi ciò che volevamo, eh? Io sarò regina di Mournhold e voi sarete padrone di una fattoria". Gli prese la mano, sorridendogli con calore e sincerità. "Ti scriverò, Straw. Lo prometto. Dovrai trovare uno scriba e scrivermi a tua volta".

 

Straw scosse tristemente la testa. Quando Barenziah insistette, aprì la bocca la indicò, emettendo suoni inarticolati. Allora lei capì. La sua lingua era perduta, era stata mozzata.

 

Barenziah crollò su una sedia e pianse a dirotto.

 

"Ma perché?", volle sapere da Symmachus dopo che Straw era stato accompagnato fuori. "Perché?".

 

Symmachus scrollò le spalle. "Sa troppe cose. Poteva essere pericoloso. Almeno è vivo e non avrà bisogno della lingua per... allevare maiali o altro".

 

"Vi odio!", gridò Barenziah, poi improvvisamente si piegò in due e vomitò sul pavimento. Continuò a ingiuriarlo fra un attacco di nausea e l'altro. Lui ascoltò impassibile per qualche tempo mentre Drelliane puliva dietro di lei. Alla fine, le disse di smetterla altrimenti l'avrebbe imbavagliata per l'intero corso del viaggio verso l'imperatore.

 

Si fermarono all'abitazione di Katisha lungo la strada fuori città. Symmachus e Drelliane non smontarono. Tutto sembrava normale ma Barenziah era spaventata quando bussò alla porta. Katisha rispose prontamente. Barenziah ringraziò gli dei in silenzio perché almeno lei stava bene. Ma evidentemente anche lei aveva pianto. A ogni modo, abbracciò Barenziah con calore.

 

"Perché state piangendo?", domandò Barenziah.

 

"Per Therris, naturalmente. Non avete saputo? Cara, il povero Therris è morto". Barenziah sentì le dita gelide insinuarsi intorno al cuore. "È stato sorpreso a rubare dall'abitazione del comandante. Poveretto, ma è stato così sciocco da parte sua. Oh, Berry, è stato trascinato via e squartato proprio all'alba per ordine del comandante!". Cominciò a singhiozzare. "Sono andata. Aveva chiesto di me. É stato terribile. Ha sofferto tanto prima di morire. Non me ne dimenticherò mai. Ho cercato voi e Straw, ma nessuno sapeva dove eravate". Lanciò uno sguardo dietro a Barenziah. "É il comandante, vero? Symmachus". Poi Katisha fece una cosa insolita. Smise di piangere e fece un largo sorriso. "Sapete, nel momento in cui lo vidi, ho pensato, questo è quello che fa per Barenziah!". Katisha prese un lembo del suo grembiule e si asciugò gli occhi. "Gli ho detto di voi, sapete".

 

"Sì", disse Barenziah. "Lo so". Prese le mani di Katisha nelle sue e la guardò con sincerità. "Katisha, vi voglio bene. Mi mancherete. Ma vi prego di non parlare mai a qualcun altro di me. Mai. Giurate che non lo direte. Sopratutto a Symmachus. E abbiate cura di Straw per me. Promettetemelo".

 

Katisha promise, perplessa benché volenterosa. "Berry, non è dipeso in qualche modo da me che Therris sia stato catturato, vero? Non ho mai fatto parola di Therris a... a... lui". Lanciò uno sguardo al generale.

 

Barenziah le assicurò che non era così, che un informatore aveva riferito alla guardia imperiale dei piani di Therris. Era probabilmente una bugia, ma comprese che Katisha aveva chiaramente bisogno di conforto.

 

"Ne sono felice, se davvero posso dirmi felice di qualcosa in un simile momento. Odio il solo pensiero di ciò... ma come avrei potuto saperlo?". Si piegò in avanti e sussurrò nell'orecchio di Barenziah, "Symmachus è molto bello, non pensate? É così affascinante".

 

"Non saprei", disse Barenziah scocciata. "Non ci ho mai realmente pensato. Ho avuto altre cose per la testa". Le spiegò brevemente che sarebbe divenuta la regina di Mournhold e avrebbe vissuto nella Città Imperiale per qualche tempo. "Mi stava cercando, tutto qui. Per ordine dell'imperatore. Ero oggetto di un'indagine, niente più di una sorta di... di... di un obbiettivo. Non credo proprio che pensi a me come a una donna. Sebbene abbia detto che non sembravo affatto un ragazzo", aggiunse di fronte all'incredulità di Katisha. Katisha sapeva che Barenziah valutava ogni uomo che incontrava in termini di attrazione sessuale e di disponibilità. "Immagino che sia la sorpresa di scoprire che sono veramente una regina", aggiunse Barenziah e Katisha concordò che poteva essere, che doveva trattarsi di una sorta di shock, sebbene di un tipo che non si poteva sperimentare direttamente. Sorrise. Barenziah ricambiò. Poi si abbracciarono di nuovo, in lacrime, per l'ultima volta. Non vide mai più Katisha. O Straw. Il corteo reale lasciò Riften dalla grande porta a sud. Una volta attraversata la porta, Symmachus le batté sulla spalla e indicò i portali.

 

"Ho pensato che avreste voluto dire addio anche a Therris, vostra altezza", disse.

 

Barenziah fissò con fermezza la testa infilzata in una lancia sopra il cancello. Gli uccelli avevano già iniziato a nutrirsene, ma il volto era ancora riconoscibile. "Non penso che mi sentirà, anche se sono sicura che sarà contento di sapere che sto bene", replicò fingendo di non dar peso alla cosa. "Generale mettiamoci in cammino, d'accordo?".

 

Symmachus era palesemente deluso dalla sua mancata reazione. "Ah. L'avete saputo dalla vostra amica Katisha, immagino?".

 

"Immaginate bene. Ha presenziato all'esecuzione", disse Barenziah con indifferenza. Se già non lo sapeva, l'avrebbe scoperto a breve, ne era sicura.

 

"Lei sapeva che Therris apparteneva alla gilda?".

 

Barenziah scrollò le spalle. "Tutti lo sapevano. Soltanto ai membri di grado inferiore come me è richiesto di mantenere segreta la loro appartenenza. Quelli di alto rango sono ben conosciuti". Si voltò verso di lui e sorrise maliziosamente. "Ma voi dovete sapere ogni cosa, è vero, generale?", chiese soavemente.

 

Rimase impassibile. "Quindi le avete detto chi eravate e da dove venivate, ma non della gilda".

 

"Non avevo alcun diritto di svelare un segreto del genere. A differenza dell'altro. Sono due cose differenti. Inoltre, Katisha è una donna molto onesta. Se glielo avessi detto, mi avrebbe sminuito ai suoi occhi. Ha sempre spronato Therris perché cercasse di intraprendere una linea di lavoro più onesta. Stimo la sua saggia opinione". Gli rivolse uno sguardo glaciale. "Non che la faccenda vi riguardi, ma sapete cos'altro mi ha detto? Mi ha anche detto che sarei stata più felice se mi fossi accompagnata con un solo uomo. Uno della mia stessa razza. Uno della mia stessa razza con tutte le qualità giuste. Uno della mia stessa razza con tutte le qualità giusta, che sa sempre come dire le cose giuste. Voi, in verità". Afferrò le redini preparandosi ad adottare un'andatura più vivace... ma non senza affondare un'ultima irresistibile stoccata. "Non è strano come i desideri si avverino a volte... ma non nel modo che volevate? O forse dovrei dire, non nel modo in cui avresti mai voluto?".

 

La sua risposta la colse così di sorpresa che quasi si dimenticò di galoppare. "Sì. Alquanto strano", replicò lui con un tono che si adattava prefettamente alle sue parole. Poi si scusò e rimase indietro.

 

Tenne la testa alta e spronò la sua cavalcatura, cercando di apparire indifferente. Cos'è che l'aveva infastidita nella sua risposta? Non le sue parole. No, non era quello.

 

Ma il modo in cui le aveva pronunciate. Qualcosa che le fece pensare che lei, Barenziah, era uno dei suoi desideri che si era avverato. Per quanto improbabile potesse apparire, soppesò attentamente quell'idea. Infine l'aveva trovata, dopo mesi di ricerca, pressato dall'imperatore a quanto pare. Così il suo desiderio si era avverato. Sì, doveva essere così.

 

Ma in modo che, a quanto pare, non era proprio di suo gradimento.