La vera Barenziah

Vol. 1

 

di

Anonimo

 

 

Cinquecento anni or sono, a Mournhold, la Città delle Gemme, vivevano una vedova cieca e il suo unico figlio, un giovane alto e robusto. Era un minatore, come suo padre prima di lui, un umile lavoratore delle miniere del Signore di Mournhold, poiché la sua abilità con la magicka era assai limitata. Quel lavoro era dignitoso ma scarsamente pagato. Sua madre preparava e vendeva dolci al comberry nel mercato della città per arrotondare i guadagni. La loro vita era sufficientemente dignitosa, sosteneva la donna. Avevano quanto bastava per riempire lo stomaco, il tetto perdeva soltanto quando pioveva e nessuno poteva indossare più di un abito alla volta. Ma Symmachus desiderava di più. Sperava in un colpo di fortuna nelle miniere, con cui aggiudicarsi un cospicuo premio. Nel tempo libero amava sorseggiare un boccale di birra nella taverna e giocare a carte con i suoi amici. Aveva inoltre attratto gli sguardi e i sospiri di più di una graziosa fanciulla elfica, sebbene nessuna lo avesse interessato per lungo tempo. Era un tipico giovane elfo scuro di origini contadine, notevole soltanto per la sua stazza. Correva voce che nelle sue vene scorresse un po' di sangue nordico.

 

Durante il trentesimo anno di età di Symmachus vi furono grandi festeggiamenti nella città di Mournhold poiché i sovrani avevano dato alla luce una bambina. Una regina, il popolo cantava, è nata una regina! Per il popolo di Mournhold, la nascita di un'erede era un segno di futura pace e prosperità.

 

Quando giunse il tempo del Rito della Nomina, le miniere erano chiuse e Symmachus corse a casa per lavarsi e vestirsi al meglio. "Correrò subito a casa e vi racconterò ogni cosa", promise a sua madre, che non sarebbe stata in grado di partecipare. Era molto sofferente. Per giunta, vi sarebbe stata una grandissima folla, poiché tutta Mournhold era corsa per prendere parte a quell'evento benedetto. Inoltre, essendo cieca, non avrebbe visto nulla comunque.

 

"Figlio mio", disse, "Prima di andare, portami un sacerdote o un guaritore, altrimenti potrei abbandonare il piano mortale prima del tuo ritorno".

 

Symmachus si piegò immediatamente sul suo giaciglio e si accorse con inquietudine che aveva la fronte bollente e il suo respiro si era fatto affannoso. Facendo leva allentò una delle assi di legno del pavimento dove conservavano i loro pochi risparmi. Non ve n'era a sufficienza per pagare un sacerdote per una guarigione. Avrebbe dovuto dare tutto quello che avevano e addebitarsi il resto. Symmachus afferrò in fretta e furia il suo mantello e corse fuori.

 

Le strade erano piene di gente che si affrettava a raggiungere il bosco consacrato, ma i templi erano chiusi e sbarrati. "Chiuse per cerimonia", indicavano i cartelli.

 

Symmachus si fece largo sgomitando nella calca e riuscì a raggiungere un sacerdote in una tunica marrone. "Dopo il rito, fratello", disse il sacerdote. "Se avete oro mi occuperò con gioia di vostra madre. Il mio signore ha invitato tutti i sacerdoti a presenziare alla cerimonia e io non ho alcuna intenzione di offenderlo".

 

"Mia madre è disperatamente malata", Symmachus lo supplicò. "Certamente il mio signore non si accorgerà della mancanza di un umile sacerdote".

 

"E' vero, ma l'arcicanonico lo farà", rispose il sacerdote nervosamente, liberando la sua tunica dalla stretta disperata di Symmachus e svanendo nella folla.

 

Symmachus provò con altri sacerdoti e perfino con alcuni maghi, ma senza successo. Le guardie in corazza marciarono lungo la strada e lo spinsero a lato con le loro lance. Symmachus comprese che il corteo regale si stava avvicinando.

 

Non appena la carrozza che trasportava i sovrani della città fu alla sua altezza, Symmachus si precipitò fuori dalla folla gridando: "Mio signore, mio signore! Mia madre sta morendo!".

 

"Le proibisco di farlo in questa gloriosa notte!", rispose il lord ad alta voce, ridendo e lanciando monete tra la folla. Symmachus era vicino a sufficienza per sentire odore di vino nel suo alito. Sull'altro lato della carrozza la sua consorte strinse la bambina al petto e fissò Symmachus con gli occhi socchiusi e le narici dilatate per lo sdegno.

 

"Guardie!", gridò. "Rimuovete questo paesano". Rozze mani afferrarono Symmachus. Fu percosso e lasciato stordito su un lato della strada.

 

Symmachus, dolorante, seguì il flusso della folla e assistette al Rito della Nomina dalla sommità di una collina. Poteva vedere i sacerdoti in tunica marrone e i maghi in tunica blu raccolti vicino alla nobiltà in basso a grande distanza.

 

Barenziah.

 

Quel nome giunse debolmente alle orecchie di Symmachus, mentre l'alto sacerdote sollevò la bambina in fasce e la offrì alle lune gemelle sui lati opposti dell'orizzonte: Jone sorgente, Jode tramontante.

 

"Mirate Lady Barenziah, nata nella terra di Mournhold! Concedete la vostra benedizione e il vostro consiglio, divinità gentili, così che possa governare per sempre con saggezza su Mournhold, sulla conoscenza e sulla sua prosperità, sui suoi amici e sulla sua stirpe".

 

"Sia benedetta, sia benedetta", intonò tutto il popolo assieme al lord e alla lady, mani levate al cielo.

 

Soltanto Symmachus rimase in silenzio, con la testa china, sapendo in cuor suo che la sua adorata madre era ormai morta. In silenzio fece un solenne giuramento: sarebbe divenuto la rovina del suo lord e, per vendicarsi dell'inutile morte di sua madre, avrebbe preso la piccola Barenziah come sua stessa sposa e il nipote della defunta madre sarebbe nato per governare su Mournhold.

 

Dopo la cerimonia, osservò impassibile il corteo regale che ritornava a palazzo. Vide il sacerdote con cui aveva parlato precedentemente. L'uomo accettò abbastanza di buon grado di seguirlo per l'oro che Symmachus aveva da offrirgli e per la promessa di altro oro in seguito.

 

Purtroppo trovarono sua madre ormai morta.

 

Il sacerdote sospirò e intascò la borsa di monete d'oro. "Sono dispiaciuto, fratello. Non preoccupatevi, potete dimenticare il resto dell'oro, non c'è altro che posso fare qua. Probabilmente...".

 

"Restituitemi le mie monete!", ringhiò Symmachus. "Non avete fatto nulla per guadagnarle!". Sollevò il suo braccio destro minacciosamente.

 

Il sacerdote arretrò ed era sul punto di scagliare una maledizione quando Symmachus lo colpì in piena faccia prima ancora che pronunciasse tre parole. Cadde al suolo pesantemente, colpendo di netto con la testa una delle pietre che formavano il braciere. Morì istantaneamente.

 

Symmachus afferrò in fretta e furia le monete e fuggì dalla città. Mentre correva, continuò a mormorare ripetutamente una parola, come il canto di uno stregone. "Barenziah", egli ripeteva, "Barenziah. Barenziah".

 

Barenziah si ergeva su uno dei balconi del palazzo, osservando il cortile sottostante dove i soldati si muovevano ordinati e scintillanti nelle loro corazze. Di lì a poco si radunarono in file ordinate e applaudirono non appena i suoi genitori, il lord e la lady, emersero da palazzo vestiti dalla testa ai piedi con corazze d'ebano e mantelli in pelliccia tinti di porpora adagiati sulle spalle.

 

Due cavalli neri e rilucenti, splendidamente bardati, furono portati dinanzi a loro. I sovrani montarono e galopparono verso i cancelli di corte, voltandosi per salutarla.

 

"Barenziah!", gridarono. "Barenziah nostra adorata, addio!".

 

La bambina sbatté le ciglia per tergersi le lacrime e agitò una mano coraggiosamente, stringendo al petto il suo animale di pezza favorito, un cucciolo di lupo grigio chiamato Wuffen. Prima d'ora non si era mai separata dai genitori e non aveva alcuna idea di cosa ciò significasse, salvo che a occidente era in corso una guerra e che il nome Tiber Septim era sulla bocca di tutti, pronunciato con odio e terrore.

 

"Barenziah!", gridarono i soldati sollevando lance, spade e archi. Quindi i suoi amati genitori si voltarono e si allontanarono al galoppo con i cavalieri al loro seguito, finché la corte non fu quasi svuotata.

 

Qualche tempo dopo, giunse il giorno in cui Barenziah fu svegliata bruscamente dalla sua governante, vestita in tutta fretta e condotta fuori dal palazzo.

 

Tutto quello che riusciva a ricordare di quei momenti terribili era la vista di un'enorme ombra con occhi ardenti che riempiva il cielo. Passò di mano in mano. Soldati stranieri comparvero, scomparvero e talvolta ricomparvero. La sua governante svanì e fu sostituita da alcuni sconosciuti, perfino più strani degli altri. Vi furono giorni di viaggio, per non dire settimane.

 

Un mattino si svegliò per scendere dalla carrozza e si ritrovò in un luogo freddo con un enorme castello in pietra grigia nel bel mezzo di un'interminabile distesa deserta di colline grigio-verdi parzialmente ricoperte da una coltre di neve grigio-bianca. Strinse al petto Wuffen con entrambe le mani e rimase in piedi sbattendo le palpebre e rabbrividendo nella grigia alba, sentendosi molto piccola e scura in quella interminabile distesa, in quell'infinito spazio grigio-bianco.

 

Lei e Hana, una fantesca dalla pelle scura e i capelli neri che l'aveva accompagnata per svariati giorni, entrarono nel maniero. Un'enorme donna, pelle grigio-bianca con gelidi capelli grigio-oro, se ne stava davanti al focolare in una delle stanze. Guardò verso Barenziah atterrita con scintillanti occhi azzurri.

 

"E' molto... nera, non è vero?", commentò la donna verso Hana. "Non avevo mai visto un elfo scuro prima d'ora".

 

"Io stessa non so molto su di loro, milady", rispose Hana. "Ma questa ha capelli rossi e un temperamento di fuoco, posso garantirvelo. Fate attenzione. Morde, e fa anche di peggio".

 

"Le insegnerò presto come comportarsi", disse l'altra donna annusandola. "E cos'è quella lurida cosa che ha tra le mani? Argh!". La donna le strappò Wuffen dalle mani e lo gettò nel focolare acceso.

 

Barenziah strillò e si sarebbe gettata a riprenderlo, ma fu trattenuta nonostante tutti i suoi sforzi di mordere e colpire i suoi catturatori. Il povero Wuffen fu ridotto a un piccolo mucchietto di cenere annerita.

 

Barenziah crebbe come un'erbaccia trapiantata in un giardino di Skyrim, una pupilla del Conte Sven e di sua moglie Lady Inga. Esteriormente cresceva sana e robusta, ma internamente sentiva sempre un gelido vuoto.

 

"L'ho cresciuta come fosse la mia stessa figlia", Lady Inga era solita lamentare mentre sedeva chiacchierando con le nobili signore che passavano a farle visita. "Ma è un elfo scuro. Cosa mai possiamo aspettarci?".

 

Barenziah non avrebbe dovuto udire quelle parole. Almeno così credeva. Il suo udito era assai più acuto di quello dei suoi ospiti nordici. Altre peculiarità meno desiderabili degli elfi scuri comprendevano a quanto pare furtarelli, menzogne e un po' di magia: un piccolo incantesimo del fuoco e un semplice incantesimo di levitazione, qua e là. Cresciuta a sufficienza, iniziò a nutrire un profondo interesse nei confronti di ragazzi e uomini, in grado di offrire sensazioni molto piacevoli... e, con suo stupore, anche doni. Inga disapprovava questa sua abitudine per ragioni incomprensibili a Barenziah, quindi fece il possibile per mantenerla segreta.

 

"E' meravigliosa con i bambini", aggiungeva Inga, riferendosi ai suoi cinque figli, tutti più giovani di Barenziah. "Li proteggerebbe a tutti i costi". Quando Jonni aveva sei anni e Barenziah otto, venne assunto un tutore per impartire lezioni a entrambi. Barenziah avrebbe desiderato essere addestrata anche nell'uso delle armi, ma la sola idea scandalizzò il Conte Sven e Lady Inga. Così le venne dato un piccolo arco e le fu permesso di giocare al tiro al bersaglio con i ragazzi. Quando poteva, li osservava durante l'esercizio, partecipando all'allenamento quando nelle vicinanze non c'erano adulti. Presto comprese di essere abile quanto loro, se non migliore.

 

"Ma è molto... orgogliosa, vero?", una delle signore sussurrò a Inga. Barenziah, facendo finta di non sentire, annuì silenziosamente in approvazione. Barenziah non poteva fare a meno di sentirsi superiore al conte e alla sua consorte. Qualcosa riguardo a loro le provocava un senso di disprezzo.

 

In seguito venne a sapere che Sven e Inga erano lontani cugini degli ultimi residenti titolati del Maniero di Darkmoor e infine comprese. Erano soltanto dei fantocci, degli impostori, altro che sovrani. Non erano stati allevati per regnare. Questo pensiero la rese stranamente furiosa nei loro confronti, una chiara, esplicita avversione assai distante dal semplice rancore. Iniziò a vederli come insetti disgustosi e repellenti che poteva diprezzare, ma mai temere.

 

Una volta al mese, giungeva un corriere dall'imperatore, portando una piccola borsa d'oro per Sven e Inga, e una grande borsa di funghi essiccati da Morrowind per Barenziah, la sua leccornia preferita. In quelle occasioni, aveva sempre provveduto ad avere un aspetto presentabile o almeno presentabile quanto uno scarno elfo scuro poteva apparire agli occhi di Inga, prima di esser invitata alla presenza del corriere per una breve conversazione. Raramente lo stesso corriere capitava due volte, ma la guardavano tutti come un contadino guarda un maiale pronto per essere venduto.

 

Nella primavera del suo sedicesimo anno, Barenziah pensò che il corriere la stesse guardando proprio come se fosse pronta per il mercato. Dopo una breve riflessione, decise di non voler finire al mercato. Il garzone di stalla, Straw, un ragazzo grosso e muscoloso, goffo, gentile, affettuoso e di carattere semplice, aveva insistito perché fuggisse con lui per qualche settimana. Barenziah rubò la borsa con l'oro che il corriere aveva lasciato, prese i funghi dalla dispensa, si camuffò come un ragazzo usando una vecchia casacca di Jonni e un paio dei suoi calzoni smessi e, in una splendida notte primaverile, lei e Straw presero i due migliori cavalli dalla stalla e corsero al galoppo nella notte verso Whiterun, la città più vicina e di rilievo, nonché destinazione di Straw. Ma a est giacevano anche Mournhold e Morrowind e Barenziah ne era attratta come una calamita dal ferro.

 

Il mattino successivo abbandonarono i cavalli su insistenza di Barenziah.

 

Sapeva che si sarebbero accorti della loro mancanza e che avrebbero tentato d'inseguirli. In quel modo sperava di seminare eventuali inseguitori.

 

Proseguirono a piedi fino al tardo pomeriggio, mantenendosi sulle strade laterali, e dormirono per molte ore in una capanna abbandonata. Si misero di nuovo in cammino al crepuscolo e giunsero alle porte della città di Whiterun poco prima dell'alba. Barenziah aveva preparato una sorta di lasciapassare per Straw, un documento falsificato che parlava di un incarico presso il tempio cittadino per conto di un signore di un villaggio vicino, quindi si librò oltre le mura della città con l'aiuto di un incantesimo di levitazione. Aveva immaginato, correttamente a conti fatti, che ormai le guardie sulla porta fossero state avvertite di fare attenzione a una giovane elfa scura accompagnata da un ragazzo nordico. D'altro canto, dei campagnoli solitari come Straw erano una vista piuttosto consueta. Da solo e con il documento, era improbabile che attirasse l'attenzione.

 

Il suo semplice piano funzionò a meraviglia. Si incontrò con Straw presso il tempio, che non era molto distante dalla porta. Era già stata a Whiterun in altre occasioni. Straw invece non si era mai allontanato più di poche miglia dalla proprietà di Sven, che era stato il suo luogo di nascita.

 

Insieme raggiunsero una fatiscente locanda nei quartieri più poveri di Whiterun. Con guanti, mantello e cappuccio per ripararsi dal freddo pungente della mattina, la pelle scura e gli occhi rossi di Barenziah non erano visibili e nessuno prestò loro attenzione. Entrarono separatamente nella taverna. Straw pagò il locandiere per una stanza singola, un pasto abbondante e due caraffe di birra. Barenziah s'introdusse furtivamente pochi minuti dopo.

 

Mangiarono e bevvero insieme allegramente, esultando per la loro fuga, poi fecero l'amore con ardore sull'angusto lettino. In seguito caddero estenuati in un profondo sonno senza sogni.

 

Rimasero per una settimana a Whiterun. Straw guadagnò del denaro svolgendo commissioni, mentre Barenziah derubò alcune case durante la notte. Continuava a vestire come un ragazzo. Accorciò i capelli e tinse le trecce rosso fuoco di nero ebano per migliorare il travestimento e dare nell'occhio il meno possibile. C'era qualche elfo scuro a Whiterun.

 

Un giorno Straw riuscì a procurare del lavoro a entrambi come guardie temporanee di una carovana di mercanti diretta a oriente. Il sergente senza un braccio la squadrò con espressione dubbiosa.

 

"Ah", disse ridacchiando, "Elfo scuro, eh? Come mettere un lupo a guardia delle pecore. Ma ho bisogno di braccia e non siamo diretti abbastanza vicino a Morrowind perché tu possa tradirci e venderci alla tua gente. I nostri banditi locali saranno lieti di tagliare la tua gola quanto la mia".

 

Il sergente si voltò verso Straw con un'espressione di apprezzamento. Quindi si girò indietro bruscamente verso Barenziah estraendo la sua spada corta, ma lei estrasse a sua volta il pugnale in un battito di ciglia e si mise in posizione difensiva. Straw estrasse il suo coltello e aggirò l'uomo alle spalle. Il sergente lasciò cadere la spada e riprese a ridacchiare.

 

"Niente male, pivelli, niente male. Come te la cavi con il tuo arco, elfo scuro?". Barenziah dimostrò brevemente la sua destrezza. "Sì, niente male, proprio niente male. Per giunta la tua vista dev'essere piuttosto acuta, ragazzo, e il tuo udito sempre sensibile. Un fidato elfo scuro è senza dubbio il miglior guerriero che si possa mai desiderare. Lo so bene. Ho prestato servizio agli ordini dello stesso Symmachus prima di perdere questo braccio e abbandonare l'esercito imperiale".

 

"Potremo tradirli. Conosco della gente che sarebbe disposta a pagare bene", disse Straw più tardi quando si coricarono per la loro ultima notte nella locanda fatiscente. "Oppure derubarli noi stessi. Questi mercanti sono molto ricchi. Lo sono davvero, Berry".

 

Barenziah rise. "Cosa ce ne facciamo di così tanto denaro? Per di più, abbiamo bisogno della loro protezione per viaggiare quasi quanto loro hanno bisogno della nostra".

 

"Potremmo comprare una piccola fattoria, tu e io, Berry... e sistemarci per bene".

 

Stolto! Pensò Barenziah con sdegno. Straw era un contadino e non nutriva altro che sogni da campagnolo. Ma tutto ciò che disse fu: "Non qui, Straw, siamo ancora troppo vicini a Darkmoor. Avremo altre possibilità quando saremo più a est".

 

La carovana si spinse verso est soltanto fino a Sunguard. L'Imperatore Tiber Septim I aveva provveduto con buoni risultati alla costruzione di strade maestre relativamente sicure e regolarmente pattugliate. Ma i pedaggi erano cospicui e per evitarli la carovana si mantenne il più possibile sulle strade laterali. Ciò li espose al rischio d'incontrare lugo la via rapinatori, sia umani che orchi, e bande di briganti erranti di varie razze. Ma quelli erano i pericoli del mestiere e del profitto.

 

Ebbero due incontri del genere prima di raggiungere Sunguard. Un'imboscata, che l'udito sensibile di Barenziah percepì abbastanza in tempo da permettere loro di accerchiare e sorprendere gli assalitori, e un attacco notturno da parte di una banda mista di khajiiti, umani ed elfi dei boschi. L'ultima era una banda molto abile e nemmeno Barenziah li udì muoversi abbastanza in tempo per dare l'allarme. Questa volta il combattimento fu feroce. Gli assalitori furono respinti, ma due guardie della carovana furono trucidate e Straw ricevette una brutta ferita sulla coscia prima di riuscire, con l'aiuto di Barenziah, a tagliare la gola al suo assalitore khajiiti.

 

Barenziah fu contenta di essere sopravvissuta. Il ciarliero sergente l'aveva presa in simpatia e lei trascorse gran parte della serata seduta al fuoco del bivacco ascoltando le sue storie sulle campagne di Morrowind con Tiber Septim e il generale Symmachus. Questo Symmachus era stato nominato tale dopo la caduta di Mournhold, disse il sergente. "E' un soldato molto abile, ragazzo, lo è davvero. Ma in quella faccenda di Morrowind era implicato qualcosa di più della sola arte militare, se capisci cosa intendo. Ma immagino che tu sappia già tutto su quella storia".

 

"No. No, non ricordo", rispose Barenziah tentando di apparire noncurante. "Ho vissuto gran parte della mia vita a Skyrim. Mia madre ha sposato un uomo di Skyrim. Ma sono entrambi morti. Ditemi, cosa accadde al lord e alla lady di Mournhold?".

 

Il sergente rispose con un'alzata di spalle. "Non ho mai sentito niente al loro riguardo. Morti, immagino. Vi furono innumerevoli battaglie prima della firma dell'armistizio. Adesso è tutto molto calmo. Forse troppo calmo. Come la quiete prima della tempesta. Dimmi, ragazzo, stai tornando da quelle parti?".

 

"Forse", disse Barenziah. La verità era che si sentiva irresistibilmente attratta da Morrowind e Mournhold, come una falena da una casa in fiamme. Straw lo avvertiva e non gli piaceva. Così come non gli piaceva non condividere il letto, dato che si supponeva che lei fosse un ragazzo. La cosa mancava un po' anche a Barenziah, ma non tanto quanto a Straw, a quanto pare.

 

Il sergente desiderava che firmassero anche per il viaggio di ritorno, nondimeno, quando rifiutarono l'offerta, diede loro una gratifica oltre a una pergamena di raccomandazione.

 

Straw voleva stabilirsi permanentemente vicino a Sunguard, ma Barenziah insistette per continuare il viaggio verso est. "Sono per diritto la regina di Mournhold", disse, incerta se ciò fosse ancora vero o un semplice sogno a occhi aperti di un bambino perso e disorientato. "Voglio tornare a casa. Devo tornare a casa". Quello almeno era vero.

 

Dopo alcune settimane riuscirono a procurarsi un posto in un'altra carovana diretta a est. Per l'inizio dell'inverno avevano raggiunto Riften e si stavano avvicinando al confine con Morrowind. Ma il tempo peggiorava costantemente col passare dei giorni e vennero a sapere che nessun'altra carovana di mercanti si sarebbe messa in marcia fino a primavera inoltrata.

 

Barenziah se ne stava in piedi sulla sommità delle mura della città, guardando attraverso la profonda gola che separava Riften dalla catena di montagne innevate sul confine di Morrowind.

 

"Berry", chiamò Straw gentilmente. "Mournhold è ancora molto lontana, quasi quanto la distanza già percorsa e le terre di mezzo sono selvagge, piene di lupi, banditi, orchi e creature addirittura peggiori. Dovremo attendere la primavera".

 

"Esiste la Torre di Silgrod", disse Berry, riferendosi al villaggio degli elfi scuri che era sorto attorno a un antico minareto a guardia del confine tra Skyrim e Morrowind.

 

"Le guardie al ponte non mi lasceranno passare, Berry. Sono truppe imperiali scelte. Non è possibile corromperle. Se decidi di andare, andrai da sola. Non voglio provare a fermarti, ma cosa farai dopo? La Torre di Silgrod è piena di soldati imperiali. Diverrai una lavandaia per le truppe o una prostituta nell'accampamento?".

 

"No", disse Barenziah lentamente, pensierosa. Effettivamente quell'idea non era poi così male. Era sicura di poter ricavare un modesto guadagno dormendo con i soldati. Aveva avuto alcune avventure del genere mentre attraversavano Skyrim, quando vestiva come una donna e dormiva lontano da Straw. Era soltanto in cerca di un po' di varietà. Straw era dolce ma alquanto ottuso. Era rimasta sbigottita, ma estremamente compiaciuta, quando l'uomo con cui aveva adescato le offrì del denaro. Sebbene Straw si mostrasse scontento e sbraitasse per un po', accigliandosi per giorni, ogni volta che la coglieva sul fatto. Era piuttosto geloso. Aveva perfino minacciato di lasciarla. Non che lo avrebbe mai fatto davvero... O forse sì?

 

Ma le guardie imperiali erano rozze e brutali sotto molti aspetti e Barenziah aveva udito alcune storie molto sgradevoli durante il loro viaggio. La più sgradevole era uscita dalla bocca di alcuni ex veterani dell'esercito attorno al fuoco del bivacco della carovana e fu raccontata con orgoglio. Aveva intuito che stavano tentando di sbalordire lei e Straw, ma si rendeva conto che doveva esserci un fondo di verità in certe storie selvagge. Straw detestava quel genere di linguaggio osceno e odiava ancora di più che lei fosse costretta ad ascoltarlo, anche se una parte di lui ne era affascinata.

 

Barenziah se n'era accorta e lo aveva incoraggiato a cercare altre donne, ma il ragazzo rispose che non desiderava altre donne se non lei. Rispose candidamente che non contraccambiava, ma che era attratta da lui ben più di chiunque altro. "Allora perché vai con altri uomini?", le chiese Straw in un'occasione.

 

"Non lo so".

 

Straw sospirò. "Si dice che le femmine degli elfi scuri siano tutte così".

 

Barenziah sorrise e fece spallucce: "Non saprei. O forse sì. Sì, penso di saperlo". Si voltò e lo baciò affettuosamente. "Immagino che questa sia l'unica spiegazione possibile."