L'Anno Rosso

Volume I

 

di

Melis Ravel

 

 

 

Prefazione

 

Quando decisi di scrivere questa cronaca dell'Anno Rosso, viaggiai per Morrowind allo scopo di parlare con i dunmer del posto. Volevo testimonianze e opinioni personali riguardanti il cataclisma. Sentivo che svolgendo le mie ricerche nella pur ricca biblioteca dell'Accademia di Winterhold, non avrei trovato l'autenticità della vicenda. Quello che mi colpì mentre mi spostavo di insediamento in insediamento fu lo spirito dei dunmer che ebbi modo di conoscere. In ognuno di loro albergava un sentimento di ardito coraggio e fede incrollabile. Così, quella che cominciò come una cronistoria degli eventi peggiori nella storia di Morrowind divenne qualcosa di completamente diverso, ovvero la celebrazione di un popolo dalla volontà incrollabile.

 

Drallin Vess

Tear

 

"La terra diventò... poltiglia. Senza preavviso. Cos'eravamo? A forse più di un miglio dalla palude più vicina? Ecco, è come se la palude all'improvviso avesse ingoiato metà della città."

 

Ho chiesto al dunmer di descrivere tutto fin dal principio.

 

"Ai tempi avevo una fattoria poco fuori da Tear. Stavamo seminando in vista del prossimo raccolto e mettendo in magazzino i frutti di quello in corso. Tutto andava bene, finché la Montagna Rossa non esplose. Subito il terreno tremò e si spaccò. C'erano crepe dappertutto e l'acqua cominciò a fuoriuscire. Una cosa terribile. In poche ore mi trovai con le ginocchia nel fango mentre fuggivo per salvarmi. Dove fuggire, non era importante. Dapprima corsi verso la città, ma sembrava che tutto stesse per crollare da un momento all'altro. Gli abitanti lottavano per salvare i loro averi e i loro cari dalla furia dell'acqua. Quando il tremore finalmente cessò ed ebbi un attimo per ragionare, ci fu quel terribile suono. Non lo dimenticherò mai, perché sapevo cosa fosse ancor prima di guardare. Tutta la parte meridionale delle mura di Tear collassò, facendo finire le guardie nella palude. Sentivo le urla della gente che veniva sepolta dalle macerie e trascinata in acqua. Dimentico dei miei problemi, guardai i miei amici contadini mentre fissavano la carneficina che stava avvenendo davanti ai nostri occhi. Non ci pensammo due volte e ci precipitammo ad aiutare. Ci saranno state centinaia di sventurati che vivevano fuori dalle mura, intenti ad aiutare i ricchi di città. Mai visto niente del genere. Quel giorno abbiamo salvato molte vite, e forse potevamo salvarne ancora di più."

 

Neria Relethyl

Gnisis

 

Neria rimase gravemente ustionata dall'eruzione, faceva fatica a parlare con me. Attualmente, sta trascorrendo la convalescenza al Tempio di Azura di Blacklight, nonostante siano trascorsi anni. Ho cercato di trascrivere al meglio quanto mi ha raccontato.

 

"Una cosa terribile... il fuoco. Bruciava tutto quello che trovava. Alberi abbattuti, capanne ridotte a mucchi di schegge, torri distrutte come fossero di carta. Accadde tutto in un attimo. Un rumore assordante, poi una muraglia di fiamme così alta da oscurare il sole. Pensavo che il mondo si fosse spaccato in due. Poi passò sull'acqua, diventò vapore e vapirizzò tutto quello che toccava. Quando ci raggiunse, fui sollevata per aria... non ebbi il tempo di correre a cercare un riparo. Finii nel letto del fiume vicino alla città, cosa che riuscì a proteggermi dalle fiamme. Tutto intorno... sentivo il fetore bruciato della morte. Alcuni dunmer furono arsi vivi, senza nemmeno accorgersene. Rimasi lì nel fiume per due giorni, finché dei guaritori non mi trovarono. Quando alla fine riuscìì a rimettermi in piedi, Gnisis non c'era più. Niente di niente. Come se fosse stata spazzata via dalla faccia di Tamriel."