Discesa di Ahzidal

 

di

Halund Mantogrigio

 

 

Nei recessi della memoria, quando i primi uomini misero piede sulle terre di Skyrim, nella città di Saarthal nacque un grande incantatore. Fin da giovane, la sua particolare sintonia con la magia e l'artificio era degna di nota per i suoi tutori. Divenuto uomo, la sua abilità superò quella dei maestri. E non avendo pù altro da imparare tra quelli della sua specie, lasciò moglie e figli per apprendere l'arte dei maestri elfi.

 

Trascorse un anno, poi due. Infine, gli anni divennero tre. Quando poté finalmente tornare nella sua casa di Saarthal, trovò solo rovine: gli elfi avevano messo a ferro e fuoco la sua città e ucciso tutti i suoi abitanti. Tra le ceneri e le macerie fumanti della sua abitazione, giurò la più terribile delle vendette.

 

Da quel momento il suo nome divenne leggenda: Ahzidal, l'amareggiato distruttore.

 

Da solo non aveva i mezzi per scatenare il proprio odio. Così dedicò tutte le sue energie all'approfondimento della magia, come mai nessun altro prima di lui. Dai dwemer apprese le sette nature del metallo e la loro armonizzazione. Dagli ayleid, le antiche rune e la primigenia magia che perfino gli elfi cominciavano a dimenticare. Viaggiò tra falmer, chimer e altmer, assorbendo tutto ciò che poteva e, nel contempo, studiando come avrebbe potuto ritorcere tale conoscenza contro di loro.

 

Poi gli giunse voce dell'arrivo di Ysgramor e dei Compagni, da Atmora. Per tre giorni e tre notti cavalcò verso nord e li incontrò mentre sbarcavano sulle coste ghiacciate vicino alle rovine di Saarthal, che nel frattempo gli elfi avevano fortificato contro la loro venuta. Ai Compagni offrì le proprie arti e tutto ciò che aveva appreso negli ultimi anni di fatiche. Sotto i colpi dell'acciaio atmorano infuso dei suoi incantamenti, gli elfi caddero ed egli ebbe finalmente la sua vendetta.

 

Ma non era sufficiente. La sua arte divenne vita e la sua fame di conoscenza gli rodeva le budella e lo stomaco, spingendolo oltre i limiti del sapere. Quando esaurì tutto ciò che gli elfi avevano da offrire, ritenne che non fosse ancora sufficiente. Studiò i segreti delle rune draconiche e si guadagnò un posto tra gli alti sacerdoti, ma ancora non bastava. A quel punto, volse il suo sguardo ai piani dell'Oblivion, dove appagò la brama di conoscenza e conobbe il delirio della follia.

 

Alcuni dissero che si avventurò laggiù senza mai fare ritorno. Altri, invece, che fosse stato tradito e poi ucciso dal suo ordine, o costretto a nascondersi nelle rovine sepolte sotto l'amata Saarthal. Tra gli skaal di Solstheim corre voce che fosse fuggito sulla loro isola e confinato nelle profondità del Tumulo di Kolbjorn, insieme all'ultima delle sue reliquie.

 

Queste sono le vicende narrate dai bardi di Winterhold. Qualunque sia la verità, la leggenda di Ahzidal rappresenta un monito molto preciso: colui che aspira alla perfezione deve assicurarsi che tale brama non diventi distruzione di sé e del tutto.