Confessioni di un dunmer consumatore di skooma

 

 

Per un dunmer, non c'è spettacolo più rivoltante che vedere un suo simile dipendere del derivato di zucchero lunare conosciuto come "skooma". Non c'è nulla di meno invitante della prospettiva di ascoltare i patetici racconti di umiliazione e degrado associati alle vittime di questa terribile droga.

 

Allora perché vi costringo a leggere questo lungo e dettagliato resoconto dei miei peccati e delle mie pene?

 

Perché spero che, grazie alla mia storia, possa diffondersi una speranza di redenzione da questa condizione miserabile. Per finire, voglio sperare che altre povere vittime della dipendenza da skooma apprendano di come io sia caduto in disperazione per poi ritrovare me stesso e liberarmi dalle catene con cui mi ero imprigionato.

 

Perché è convinzione dei khajiiti, che pure dovrebbero saperlo, che non sia possibile guarire dalla dipendenza da skooma: una volta divenuti schiavi, si è schiavi per sempre. Essendo una cosa risaputa, viene data per vera. Ma non è così! Io ne sono la dimostrazione vivente.

 

Non esistono cure miracolose, pozioni o incantesimi che possano liberare il sangue dalla sete di skooma.

 

Ma se si impara a conoscere quella sete, si accetta il desiderio intrinseco a essa, si accantona la vergogna che la vittima prova quando non riesce a procurarsi l'unica cosa che dà piacere e conforto... allora, attraverso questa comprensione e conoscenza, si può raggiungere uno stato in cui è possibile operare sccelte e distinguere la speranza dalla disperazione.

 

In breve, solo la conoscenza e l'accettazione possono fornire allo schiavo la chiave per liberarsi dalle due catene.