Abbuffata di ladri

 

di

Aniis Noru

 

 

Sembra alquanto interessante”, disse Indyk aguzzando la vista per osservare la nera carovana che s’inoltrava in direzione delle guglie del remoto castello. Un appariscente e singolare blasone contrassegnava in ogni carrozza, la cui lucida laccatura scintillava sotto i raggi delle due lune. “Chi pensi che siano?”.

 

Sono certamente dei benestanti”, disse sorridendo la sua compagna, Heriah. “Forse si tratta di un qualche nuovo culto imperiale dedito all’acquisizione di ricchezze?”.

 

Recati in città e cerca di scoprire ciò che puoi in merito al castello”, disse Indyk. “io vedrò di sapere qualcosa in merito all’identità di quegli stranieri. Ci incontreremo su questa stessa collina nella notte di domani”.

 

Heriah era particolarmente abile nel forzare le serrature e nell’ottenere informazioni. Al crepuscolo del giorno successivo, fu di ritorno sulla collina. Indyk la raggiunse un’ora dopo.

 

“Il nome del luogo è Ald Olyra”, spiegò. “Risale alla Seconda Era quando un gruppo di nobili lo costruì per proteggersi da una delle devastanti epidemie. Non volevano che le moltitudini di ammalati penetrassero in mezzo a loro diffondendo l’epidemia, pertanto costruirono un sistema di sicurezza alquanto sofisticato per quel tempo. Naturalmente, adesso è in buona parte ridotto in rovina, ma penso di immaginare quali potrebbero essere le serrature e le trappole ancora funzionanti. Tu cosa hai scoperto?”.

 

Non ho avuto purtroppo la stessa tua fortuna”, borbottò Indyk. Nessuno sembra avere un’idea riguardo a quel gruppo di persone. Non è neppure noto che siano qui. Stavo per rinunciare quando, presso la certosa incontrai un monaco che mi riferì che i suoi signori costituivano un circolo ristretto chiamato Ordine di Santa Eadnua. Parlai ancora un poco con quel monaco, il cui nome era Parathion. Pare che sia prevista una sorta di festa rituale per stanotte”.

 

Sono ricchi?”, chiese Heriah impaziente.

 

Ricchi in modo imbarazzante, a detta di quel monaco. Ma rimarranno al castello solo per stanotte”.

 

ho portato con me i miei grimaldelli”, disse Heriah strizzando l’occhio. “La buona sorte ci ha sorriso”. Lei disegnò una piantina del castello sul terreno: il salone principale e le cucine erano situati in prossimità del cancello anteriore, mentre le stalle e l’armeria segreta si trovavano sul retro. I due ladri avevano un metodo infallibile. Heriah si sarebbe introdotta nel castello, racimolando quanto più bottino possibile, mentre Indyk avrebbe provveduto a creare un diversivo. Aspettò che la sua compagna scavalcasse il muro prima di bussare al cancello. Questa volta forse avrebbe potuto fingersi un bardo, oppure un avventuriero smarrito. Certi dettagli erano la cosa più divertente da improvvisare.

 

Heriah udì Indyk parlare con la donna che giunse ad aprire il cancello, ma era troppo distante per comprendere cosa dicessero. Evidentemente doveva essere riuscito nel suo intento, poiché un momento dopo sentì la porta chiudersi. Quell’uomo aveva fascino, di questo doveva dargli atto.

 

Solo alcune trappole e serrature erano state installate nella sala dell’armeria. Senza dubbio, molte delle chiavi erano andate perse col passare del tempo. Chiunque fossero i nuovi servitori incaricati di custodire i tesori della gilda, avevano applicato comunque alcune nuove serrature. Gli occorse più tempo per neutralizzare i meccanismi di sicurezza e i chiavistelli delle nuove trappole prima di procedere a scassinare gli antichi sistemi di sicurezza ancora funzionanti, ma il cuore di Heriah ormai batteva forte per l’impazienza. Qualsiasi cosa ci fosse al di là di quella porta, pensò, doveva pur meritare un tale sistema di difesa.

 

Quando finalmente la porta si aprì lentamente, i suoi più avidi sogni impallidirono al confronto con la realtà che aveva dinanzi. Un’intera montagna di tesori d’oro, antiche reliquie scintillanti di potente magicka non ancora sfruttata, armi d’incomparabile qualità, gemme grandi come il suo pugno, file e file di strane pozioni e cataste di preziosi documenti e pergamene.

 

Rimase talmente estasiata da quella visione che non udì l’uomo che le si avvicinava alle spalle.

 

“Voi dovete essere Lady Tressed”, disse una voce facendola sussultare.

 

Si trattava di un monaco con una tunica nera con cappuccio, intessuta con una complessa trama di fili argento e oro. Per un momento, non riuscì a proferire parola. Quello era proprio il genere di incontri che Indyk amava, ma sul momento non poté fare altro che annuire sperando di sembrare credibile.

 

“Temo di essermi persa”, balbettò.

 

“Lo vedo”, disse l’uomo ridendo. “Questa è la stanza dell’armeria. Vi accompagnerò volentieri fino alla sala da pranzo. Temevamo che non sareste giunta in tempo. La festa volge quasi al termine”.

 

Heriah seguì il monaco attraverso la corte sterna, fino alla porta doppia che si apriva sul salone da pranzo. Appesa a un gancio fuori dalla sala c’era una tunica identica a quella che indossava il monaco. Quest’ultimo le porse la tunica con sorriso di complicità e lei se la infilò. Quindi lo imitò abbassandosi il cappuccio sugli occhi ed entrò nella sala.

 

La luce delle torce accese illuminava alcune figure sedute attorno a un ampio tavolo. Tutti indossavano la stessa tunica nera che ne celava le sembianze e, giudicando dall’atmosfera nella sala, la festa era appena finita. Piatti vuoti, vassoi e bicchieri ricoprivano ogni centimetro del tavolo con appena poche briciole e minuscoli resti di cibo. Quella sembrava la festa di conclusione di un lungo digiuno. Per un momento, Heriah si soffermò a pensare alla povera Lady Tressed smarrita che si era persa tali ghiottonerie.

 

L’unico oggetto singolare su quel tavolo era il suo centrotavola, un’enorme clessidra d’oro giunta ai suoi ultimi granelli di sabbia.

 

Sebbene sembrassero tutti molto simili all’apparenza, alcuni stavano dormendo, altri conversavano allegramente, mentre uno di loro suonava il liuto. Il liuto di Indyk, notò poi vide al dito di quell’uomo l’anello di Indyk. Heriah fu improvvisamente lieta dell’anonimato che assicurava il cappuccio. Forse Indyk non si sarebbe reso conto che quella era lei e che aveva commesso un errore.

 

Tressed”, disse la giovane donna ai presenti che si voltarono verso di lei e irruppero in un fragoroso applauso.

 

I membri ancora coscienti della gilda si alzarono per baciarle la mano e si presentarono uno a uno.

“Nirdla”.

 

“Suelec”.

 

“Kyler”.

 

I nomi si fecero sempre più bizzarri.

 

“Toniop”.

 

“Htillyts”.

 

“Noihtarap”.

 

Non poté fare a meno di ridere: “Ho capito. Sono tutti pronunciati al contrario.  I vostri veri nomi sono Aldrin, Celeus, Relyk, Poinot, Styllith, Parathion”.

 

Naturalmente”, disse il giovane. “Volete prendere posto?”.

 

Otrec”, replicò Heriah scherzando, immergendosi nello spirito di quella mascherata e prendendo una sedia vuota. “Immagino che quando la sabbia cesserà di scendere nella clessidra, i nomi al contrario torneranno a essere pronunciati normalmente”.

 

Giusto, Tressed”, disse la donna accanto a lei. “Questo è soltanto uno dei piccoli divertimenti della nostra gilda. Questo castello sembra essere un luogo ironico al punto giusto per la nostra festa, essendo stato allestito per fuggire le vittime del contagio che, in un certo senso, erano come dei morti deambulanti”.

 

La mente di Heriah iniziò ad annebbiarsi per l’odore proveniente dalle torce e inciampò sull’uomo che dormiva accanto a lei e lui cadde faccia in avanti sul tavolo.

 

“Povero Esruoc Tsrif”, disse l’uomo vicino tentando di sollevare il corpo. “Ci ha dato così tanto”.

 

Heriah incespicò e iniziò a dirigersi con passo incerto verso il cancello.

 

“Dove state andando, Tressed?”, chiese una delle figure con uno sgradevole tono di scherno.

 

“non mi chiamo Tressed”, balbettò afferrando il braccio di Indyk. “Sono spiacente, compagno. Dobbiamo andare”.

 

L’ultimo granello di sabbia cadde nella clessidra mente l’uomo tirava indietro il suo cappuccio. Non era Indyk. Non era nemmeno umano. Pareva bensì la caricatura allungata di un uomo dagli occhi famelici e un’enorme bocca piena di orribili zanne.

 

Heriah ricadde sulla sedia dell’individuo che chiamavano Esruoc Tsrif. Il suo cappuccio ricadde indietro rivelando il volto pallido ed esangue di Indyk. Appena iniziò a gridare, si scagliarono su di lei.

 

 

Nel suo ultimo istante di vita, Heriah pronunciò infine Tressed al contrario.