Il mistero
di Talara
Parte II

di
Mera Llykith



Non percepiva alcuna sensazione, solo l'oscurità che le avvolgeva il corpo e la mente. Avvertiva un intenso dolore alla sua gamba e una profonda sensazione di freddo che sembrava travolgerla. Aprì gli occhi e si rese conto che stava affogando.

Non riusciva a muovere la sua gamba sinistra, ma aiutandosi con la gamba destra e le braccia riuscì a risalire verso la luce delle lune alte nel cielo. Fu una lunga lotta attraverso i vortici della corrente che le causavano dolori lancinanti. Riuscì infine a emergere in superficie e respirò a pieni polmoni l'aria fredda della notte. Era ancora vicina alla costa rocciosa della capitale del regno di Camlorn, ma la corrente l'aveva trasportata a una buona distanza dal punto dov'era caduta presso Rocca Cavilstyr.

Non caduta in verità, pensò. Era stata spinta.

Si trovava ancora in preda alla corrente e si lasciò trasportare alla deriva. In quel punto le ripide scogliere scendevano gradualmente fino al livello del mare. La sagoma di una grande casa sulla costa si profilò in lontananza e, mentre si avvicinava sospinta dalla corrente, riuscì a vedere il fumo uscire dal camino e il tremolante bagliore di un fuoco acceso all'interno. Il dolore alla gamba era terribile, ma la gelida temperatura dell'acqua era ben più insopportabile. Il pensiero di un caldo focolare le diede la motivazione di cui aveva bisogno per riprendere a nuotare.

Raggiunta la riva, tentò di alzarsi, ma si rese conto che non le era possibile. Le sue lacrime si mescolarono all'acqua del mare, mentre iniziò a trascinarsi attraverso la sabbia e le rocce. Il semplice lenzuolo bianco, che era stato il suo costume alla Sagra dei Fiori, era strappato e pesava sulle sue spalle come una lastra di piombo. Ormai completamente esausta, cadde in avanti e si abbandonò immobile, iniziando a singhiozzare.

"Per favore!", gridava. "Se qualcuno può sentirmi, per favore mi aiuti!".

Qualche istante dopo, la porta della casa si aprì e ne uscì una donna. Era Ramke, un'anziana signora che aveva incontrato alla Sagra dei Fiori. Quella donna che aveva urlato "E' lei!" ancor prima di sapere lei stessa chi fosse. Al contrario, in quel momento, mentre l'anziana si avvicinava, nei suoi occhi non c'era alcun barlume di rimembranza.

"Per Sethiete, siete ferita?", sussurrò Ramke mentre l'aiutava ad alzarsi in piedi facendole da sostegno. "Ho già visto questa veste. Eravate forse una delle danzatrici alla Sagra dei Fiori questa notte? Mi trovavo lì con Lady Jyllia Raze, la figlia del re".

"Lo so, ci ha presentate", disse con un gemito. "Ho detto di chiamarmi Gyna di Daggerfall".

"Naturalmente, sapevo che il vostro era un volto familiare", disse con un sorriso l'anziana donna e la condusse passo dopo passo attraverso la spiaggia fino alla porta d'ingresso. "La mia memoria non è più quella di una volta. Riscaldatevi mentre darò un'occhiata alla vostra gamba".

Ramke le tolse gli stracci inzuppati e coprì Gyna con una coperta facendola sedere davanti al focolare. Man mano che il torpore causato dall'acqua gelida se ne andava, il dolore lancinante alla gamba ebbe il sopravvento sulle altre sensazioni. Fino a quel momento non aveva osato guardarla. Quando abbassò lo sguardo sulla ferita, la vista del profondo squarcio, della carne morta biancastra, gonfia e deformata, le provocò dei conati di vomito. Un denso sangue arterioso sgorgava dalla ferita inondando il pavimento.

"Oh, mia cara", disse la signora tornando verso il focolare. "Deve farvi molto male. Siete fortunata che ancora ricordi qualche vecchio incantesimo di guarigione".

Ramke sedette a sua volta sul pavimento e premette le mani sui due lati della ferita. Gyna avvertì una fitta lancinante, quindi un fresco e leggero formicolio. Quando abbassò lo sguardo, vide che Ramke stava scorrendo lentamente le mani rugose l'una verso l'altra. All'avvicinarsi delle mani, la ferita iniziò a guarire davanti ai suoi occhi, la carne si richiuse e le contusioni regredirono lentamente.

"Dolce Kynareth", disse Gyna senza fiato. "Mi avete salvato la vita".

"Non solo. Non dovrete andare in giro con un’orribile cicatrice sulla vostra graziosa gamba", sorrise Ramke. "Dovevo usare questo incantesimo molto spesso, quando Lady Jyllia era ancora piccola. Sapete, ero la sua balia".

"Lo so", sorrise Gyna. "Ma questo avvenne molto tempo fa e ancora ricordate quell'incantesimo".

"Quando si è intenti a imparare qualcosa, qualsiasi cosa, perfino la Scuola del Recupero, è sempre necessaria una gran quantità di studio e molti tentativi. Ma quando si è vecchi come me, non è più necessario ricordare le cose. Si sanno e basta. Dopo tutto ho usato quest'incantesimo migliaia di volte prima d'ora. La giovane Lady Jyllia e la piccola Principessa Talara riuscivano sempre a provocarsi ferite e contusioni. Non c'è da stupirsene poiché si arrampicavano sempre in ogni angolo del palazzo".

Gyna sospirò: "Dovevate amare molto Lady Jyllia".

"Le voglio ancora molto bene", disse Ramke con un sorriso. "Ma ora è cresciuta, e ogni cosa è cambiata. Non lo avevo notato prima perché eravate completamente bagnata, ma voi avete una straordinaria somiglianza con Lady Jyllia. Ve lo avevo detto quando ci siamo incontrate alla sagra?".

"Lo avete fatto", disse Gyna. "O piuttosto, immagino che voi abbiate pensato che io assomigliassi molto alla Principessa Talara".

"Oh, sarebbe meraviglioso se foste voi la principessa, finalmente ritornata", disse la vecchia donna esterrefatta. "Sapete, quando la vecchia famiglia reale fu assassinata e tutti dissero che la principessa era stata uccisa, sebbene il corpo non sia mai stato rinvenuto, pensai che la vera vittima fosse Lady Jyllia. Il suo piccolo cuore si spezzò, e per un certo tempo, sembrò che anche la sua mente ne avesse sofferto.

"Cosa intendete dire?", chiese Gyna. "Cosa accadde?".

Forse non dovrei raccontare questa storia a una straniera, ma è una cosa abbastanza nota a Camlorn. Inoltre, mi sembra proprio di conoscervi". Ramke lottò qualche attimo ancora con i suoi scrupoli di coscienza, poi si decise: "Jyllia assistette a quel massacro, sapete. La trovai poco dopo, nascosta in quella orribile sala del trono inondata di sangue, sembrava una piccola bambola rotta. Non parlava e non voleva mangiare. Provai tutti gli incantesimi di guarigione che conosco, ma era ben al di là del mio potere. Quella era una ferita ben più profonda di un ginocchio sbucciato. Il padre, il duca di Oloine, la inviò in un centro di guarigione in campagna, perché si ristabilisse".

"Povera piccola fanciulla", disse Gyna piangendo.

"Ci vollero anni perché recuperasse la ragione", disse Ramke, scuotendo il capo. "E in verità, non si è mai ristabilita completamente. Capite ora perché suo padre, una volta divenuto re, non la nominò sua erede? Comprese che sua figlia non si era ristabilita del tutto e, sebbene lo avessi negato, in un certo senso aveva ragione. Non ricordava nulla, assolutamente nulla".

"Pensate", disse Gyna valutando con cautela le sue parole, "che starebbe meglio se sapesse che sua cugina, la Principessa Talara, è ancora viva e in buona salute?".

Ramke rimase un secondo a riflettere. "Penso di sì. Ma forse no. A volte è meglio non sperare troppo".

Gyna si alzò in piedi e sentì che la gamba aveva riacquistato completamente le forze. La sua veste si era asciugata e Ramke le diede un mantello, insistendo perché si proteggesse dalla fredda aria notturna. Quando fu sulla soglia, Gyna baciò la donna, le sorrise e la ringraziò. Non solo per le cure e per il mantello, ma per tutta la gentilezza che le aveva dimostrato.

La strada in prossimità della casa correva da nord a sud. Sulla sinistra il sentiero conduceva a Camlorn, dove riposavano i segreti di cui solo lei aveva la chiave. Verso sud si trovava Daggerfall, la sua casa da oltre vent'anni. Avrebbe potuto tornarvi molto facilmente e riprendere la sua professione sulle strade. Esaminò le sue possibilità per qualche istante, poi fece la sua scelta.

Non aveva percorso ancora molta strada, quando una carrozza nera trainata da tre cavalli che recavano il sigillo imperiale, accompagnata da una scorta di otto cavalieri, la superò. Prima di raggiungere il passo boscoso davanti a loro, improvvisamente la carrozza si fermò. Riconobbe che uno dei soldati di scorta era Gnorbooth, il servitore di Lord Strale. La porta si aprì e Lord Strale in persona, l'ambasciatore dell'imperatore, l'uomo che l'aveva convocata insieme alle altre donne per intrattenere la corte, scese dalla carrozza. 

"Voi!", disse con un'espressione arcigna in volto. "Voi siete una delle prostitute, non è così? Siete quella che è scomparsa durante la Sagra di Fiori? Gyna, o sbaglio?".

"Sì, avete ragione", disse con un aspro sorriso. "Ma ho scoperto che il mio nome non è Gyna".

"Non mi interessa quale sia il vostro vero nome", disse Lord Strale. "Cosa fate sulla strada diretta a sud? Vi ho pagata per rimanere a intrattenere la corte".

"Se tornassi a Camlorn, molti non sarebbero affatto contenti".

"Spiegatevi meglio", disse Lord Strale.

Gyna lo fece e lui si mise ad ascoltare.