Guerriero

di
Reven


Questo è il quarto libro di una serie di quattro. Se il lettore non avesse ancora letto i primi due libri intitolati Mendicante e Ladro, sarebbe raccomandabile che lo facesse.

Suoibud Erol non conosceva molto del suo passato e nemmeno se ne curava.

Da bambino aveva vissuto a Erolgard, ma il regno era molto povero e di conseguenza le tasse erano piuttosto elevate. Era troppo giovane per gestire la sua ingente eredità, ma i suoi servitori, temendo che il loro padrone potesse cadere in rovina, lo condussero a Jallenheim. Nessuno sapeva perché fosse stato scelto un simile luogo. Forse una vecchia serva, ormai morta da tempo, aveva pensato che quello fosse un buon posto dove far crescere un bambino. Nessuno aveva un'idea migliore.

Forse ci saranno stati bambini più coccolati e viziati del giovane Suoibud, ma è alquanto difficile da credere. Come crebbe, comprese di essere molto ricco ma di non avere nient'altro. Nessuna famiglia, nessuna posizione sociale e soprattutto nessuna sicurezza. La lealtà che aveva trovato in più di un'occasione, non poteva essere realmente comprata. Comprendendo di avere soltanto una risorsa, un vasto patrimonio, era assolutamente determinato a proteggerlo e, se possibile, a incrementarlo.

Alcune persone, altrimenti assai gradevoli, sono molto avide, ma Suoibud rappresentava un raro caso della natura o dell’educazione che non aveva altro interesse se non acquisire e accumulare oro. Era determinato a fare qualsiasi cosa per aumentare il suo patrimonio. Recentemente, aveva iniziato ad assoldare segretamente mercenari per attaccare le proprietà che riteneva più desiderabili, per poterle acquistare successivamente quando nessun altro avrebbe più desiderato viverci. Com'è ovvio, allora gli attacchi sarebbero cessati e Suoibud avrebbe avuto una terra proficua acquistata per una cifra irrisoria. Aveva iniziato in piccolo con poche fattorie, ma più recentemente si era deciso a condurre una campagna più ambiziosa.

Nella regione centro-settentrionale di Skyrim, c'era una zona denominata l'Aalto che risultava di un unico interesse geografico. Si trattava della vallata di un vulcano inattivo circondata da ampi ghiacciai su ogni lato, dove la terra era riscaldata dal vulcano, mentre l'aria e la costante pioviggine erano gelide. Un vitigno chiamato Jazbay cresceva rigoglioso in quella valle, quando in ogni altra regione di Tamriel avvizziva e moriva. Quelle strane vigne erano proprietà privata e il vino prodotto era assai raro e costoso. Si diceva che perfino l'imperatore avesse bisogno del permesso del consiglio imperiale per poterne avere un boccale una volta all'anno.

Per poter tormentare il proprietario dell'Aalto e indurlo a vendere le sue terre per poco, Suoibud doveva reclutare ben più di pochi mercenari. Doveva assoldare il migliore esercito privato di Skyrim.

Suoibud non amava spendere denaro, tuttavia accettò di pagare il generale di quell'esercito, una donna di nome Laicifitra, con una gemma della dimensione di una mela. Non le aveva ancora dato la gemma, il compenso pattuito le sarebbe stato consegnato una volta completata con successo la missione, tuttavia i suoi sonni si erano fatti tormentati sapendo che presto avrebbe ceduto un simile tesoro. Era solito dormire con la luce del giorno in modo da poter sorvegliare il suo forziere durante la notte, quando sapeva che i ladri erano nelle vicinanze.

Questo ci conduce al momento attuale quando, dopo un sonno incostante, Suoibud si svegliò che era quasi mezzodì e sorprese un ladro nella sua camera. Quel ladro era Eslaf.

Eslaf stava ancora studiando il miglior modo per saltare dalla finestra e arrivare tra i rami di un albero, un centinaio di metri in basso oltre le mura del palazzo fortificato, per poi ricadere su una catasta di paglia. Chiunque abbia mai tentato una simile prodezza potrà testimoniare come richieda notevole concentrazione e sangue freddo per esser compiuta. Quando vide che il ricco uomo dormiente si era svegliato, entrambe queste doti lo abbandonarono ed Eslaf scivolò dietro un alto scudo ornamentale appeso, attendendo che Suoibud tornasse a dormire.

Suoibud invece non riprese a dormire. Non aveva udito nulla, ma poteva percepire la presenza di qualcuno nella sua stanza. Rimase in piedi e iniziò a camminare su e giù.

Suoibud camminò e camminò e gradualmente iniziò a pensare che fosse soltanto uno scherzo della sua immaginazione. Nessun altro si trovava in quella stanza. Il suo patrimonio era sano e salvo.

Stava per ritornare a letto quando udì un suono metallico. Guardandosi intorno vide la gemma, la stessa che aveva promesso a Laicifitra, presso lo scudo della cavalleria di Atmora. Una mano sbucò da dietro lo scudo e l'afferrò.

"Al ladro!", urlò Suoibud afferrando dal muro una katana akaviri ornata di pietre preziose e scagliandosi verso lo scudo.

Il duello fra Eslaf e Suoibud non sarebbe certo potuto entrare negli annali dei grandi duelli. Suoibud non aveva la minima idea su come utilizzare una spada ed Eslaf non aveva alcuna esperienza nell'uso di uno scudo per parare un attacco. Fu un duello assai goffo e maldestro. Suoibud era furioso, ma era anche psicologicamente incapace di usare la spada temendo di danneggiarne la raffinata filigrana e ridurne il valore di mercato. Eslaf continuava a muoversi trascinando con sé lo scudo, tentando di frapporlo fra lui e la spada, cosa che, dopotutto, costituisce la parte essenziale di ogni parata.

Suoibud gridò di disperazione, come colpì la superficie dello scudo, saltando indietro attraverso la stanza. Perfino tentò di negoziare con il ladro, spiegando che quella gemma era stata promessa a una grande guerriera di nome Laicifitra e che, se lui l'avesse restituita, Suoibud sarebbe stato assai felice di dargli qualcosa in cambio. Eslaf non era proprio un genio, tuttavia non credette alle sue parole.

Quando infine le guardie di Suoibud giunsero nella camera da letto richiamate dalle grida del loro signore, era riuscito a indietreggiare con lo scudo fino a una finestra.

Si gettarono sullo scudo, avendo assai più esperienza con le loro spade di quante ne avesse Suoibud, ma scoprirono che dietro non c’era nessuno. Eslaf aveva saltato dalla finestra ed era fuggito.

Mentre correva a perdifiato per le strade di Jallenheim, producendo un rumoroso tintinnio con le monete d'oro che aveva nelle tasche e sentendo l'enorme gemma sfregare nel posto dove l'aveva celata, Eslaf non sapeva minimamente dove andare. Sapeva soltanto che non avrebbe più potuto tornare in quella città e che doveva assolutamente evitare d'incontrare questa guerriera di nome Laicifitra a cui era stato promesso il gioiello.

La storia di Eslaf Erol proseguirà con il libro intitolato Re.