Canzoni del ritorno
Volume 7
La leggenda di Jorrvaskr


Quando alla fine Saarthal fu riconquistata e gli elfi sanguinari rispediti nelle loro alte città, il grande Ysgramor lanciò il suo spaventoso grido di guerra che riecheggiò in tutti gli oceani. I Cinquecento che erano ancora in piedi, si unirono all'ovazione della vittoria e al lamento dei fratelli caduti. Questo grido, a quanto pare, riverberò fino alle distanti, verdi e glaciali coste di Atmora, così gli antenati seppero che era il momento di attraversare il mare.

Come il riverbero si dissolse trasformandosi in silenzio, tutti guardarono Ysgramor, che brandiva la sacra Wuuthrad, in attesa del prossimo ordine. Con i suoi polmoni che urlavano la furia dell'umanità, l'uomo ordinò di continuare la marcia, per mostrare ai mer il terrore che avevano attirato su se stessi con il loro inganno.

"Avanti", ruggì. "Nel ventre di questa nuova terra. Stanate i miserabili dai loro comodi palazzi. Obbligateli allo squallore e alla fatica, affinché paghino per i tradimenti e i peccati commessi contro il nostro popolo. Nessuna tregua e nessuna gentilezza, proprio come farebbero loro". Il nostro mitico antenato impartì l'ordine poiché ancora non aveva compreso la profezia dei Serpenti Gemelli, secondo la quale sarebbe morto prima di assistere al vero destino della sua gente.

Sentendo ciò, il Circolo dei Capitani radunò le proprie squadre. Da qui, decretarono che avrebbero proseguito, lasciando che ogni flotta navale trovasse la sua strada, cercando il proprio destino alla luce del sole. Trascorsero la notte a festeggiare e il Giuramento dei Compagni fu rinnovato, con ognuno dei Cinquecento (preservarono il nome in onore degli scudi spezzati a Saarthal) che promise di agire come Fratello o Sorella di scudo con qualunque atmorano avesse incontrato lungo il cammino.

Come le mani rosse dell'alba si allungarono da oriente, i Cinquecento Compagni di Ysgramor intrapresero il loro viaggio, veleggiando ora sulla terra, con onde di pietra e creste di alberi sotto i loro scafi.

Il primo equipaggio a staccarsi dalla flotta terrestre era quello di Jorrvaskr, che era composto dagli amici più stretti di Ysgramor. Il capitano era conosciuto come il Fanatico del Fiume, così chiamato dallo stesso precursore dai tempi della loro gloriosa gioventù. Mentre costruivano il loro scintillante scafo, chiesero aiuto a Menro e Manwe, che ora trasportavano il loro legname attraverso la nuova terra di Tamriel. Fra i più feroci del Jorrvaskr, c'erano Tysnal, ribattezzato due volte, e Terr, suo gemello e Fratello di scudo a cui era meglio non menzionare il girovita. Ma non finisce qui: c'erano Meksim il Viandante, Brunl, che combatteva con la sua mano non dominante, e Yust il Sorridente. Questi e altri giurarono fedeltà al fanatico e si spinsero nelle ombre dove il sole non batteva ancora.

Volsero a sud, a piedi e con le cavalcature. Trovarono degli elfi, che furono annientati e non poterono raccontare i dettagli di quella battaglia. I numeri di Jorrvaskr rimasero inalterati: in battaglia erano astuti e le loro menti erano affilate quanto le loro lame.

A un certo punto, quando il sole splendeva sulla sua casa sopraelevata, Jonder il Minuto, che era corso in avanscoperta, giunse alla collina per raccontare quanto visto. In mezzo a una vasta piana aveva visto il monumento di un uccello, con gli occhi e il becco avvolti nelle fiamme. Quando suo fratello e sua sorella risalirono la collina, videro il monumento in tutto il suo splendore, ma nelle vicinanze non c'erano elfi e questo li preoccupava.

"Non può essere", disse Kluwe quando andò da Loate con la faccia tra le mani. "Non è forse questa terra adatta per le messi? Ma allora perché quei subdoli elfi non sono qui a coltivarla?". Domandarono ai loro prigionieri elfi, che avevano in gran numero, cosa ci fosse che non andava in quelle terre. Ma anche i prigionieri, ancora in possesso della loro lingua, non sapevano nulla di quella vallata. Fissavano terrorizzati il colosso alato e dalle loro chiacchiere i guerrieri di Jorrvaskr appresero che era addirittura più antico degli elfi. Nulla è dato sapere di colui che scolpì la roccia, ma sicuramente era in possesso di una magia quasi antica quanto il Nirn stesso: un residuo degli sforzi divini di rendere il Mundus un paradiso prima della distruzione di Lorkhan.

Primo di una lunga serie, questo equipaggio della Jorrvaskr, con pagani e antenati di tutti noi, non temeva le storie sulle divinità. Anzi, se gli elfi temevano qualcosa, lo avrebbero fatto loro. Così cominciò Menro e Manwe si rimisero di nuovo all'opera, con mani impazienti che desideravano lavorare il legno atmorano che li aveva trasportati oltre il mare. E quella che era la loro nave divenne il loro rifugio e questa valle divenne il loro chiodo fisso fino alla fine dei loro giorni.

Così cominciò la costruzione della Grande Città, cinta dalle fluenti acque del Fiume Bianco ed eretta dai prediletti di Ysgramor e altri ventidue dei gloriosi Cinquecento Compagni.