Ahzirr Trajijazaeri

 

di

Anonimo

 

 

Questo è un libro assurdo. Ma come tutte le cose khajiiti, come dice il detto: “gzalzi vaberzarita maaszi”, l’assurdità è diventata una necessità. Molto di ciò che dirò non è mai stato scritto prima e, in caso contrario, di certo non è mai stato letto. Secondo gli imperiali è necessario trascrivere tutto per il bene dei posteri ma i piccoli khajiiti nati a Elsweyr conoscono la loro storia, la assimilano con il latte materno.

 

Ultimamente le battaglie che abbiamo affrontato per riprenderci la patria dagli artigli del terribile conte di Leyawiin hanno attratto numerosi simpatizzanti, anche imperiali, desiderosi di unirsi alla nostra causa, anche se a quanto pare non comprendono i nostri usi. Neanche i nostri nemici ci capiscono ma ciò, ovviamente, è un’arma a nostro vantaggio. Gli amici non khajiiti, tuttavia, devono sapere chi siamo, perché esistiamo e cosa facciamo.

 

La mente khajiiti non è stata concepita per la meditazione. Agiamo spontaneamente senza curarci del resto del mondo. Il fatto di trascrivere e riflettere sulla nostra filosofia ci è estraneo e non posso garantire che, dopo aver letto questo testo, tu possa comprenderci. Accetta questa semplice verità: “q’zi no vano thzina ualizz”, quando mi contraddico, sto dicendo la verità.

 

Siamo i Renrijra Krin. Il Ghigno del mercenario, La Risata del Senzaterra e I Reietti Sorridenti sono tutte traduzioni corrette. E’ un’espressione spregiativa ma è divertente quindi l’abbiamo accettata.

 

La rabbia è nei nostri cuori, non sui nostri volti. Combattiamo per Elsweyr, la nostra terra, senza allearci ai Mane. Crediamo nella giustizia ma non seguiamo leggi.

 

“Q’zi no vano thzina ualizz”.

 

Non si tratta di regole perché in Ta’agra questo termine non esiste. Chiamale “thjizzrini”, concetti insensati.

 

1. “Vaba Do’Shurh’do”: essere coraggiosi è bene.

 

Combattiamo una guerra impossibile, contro l’intero Impero di Tamriel. La nostra è la causa più nobile di tutte: difendere la patria. Se falliamo, tradiamo il nostro passato e futuro. I nostri morti sono “Ri’sallidad”, espressione interpretabile come martiri, nel vero senso del termine, che viene spesso utilizzato a sproposito.

 

Onoriamo il loro sacrificio e, dietro i nostri sorrisi, li compiangiamo profondamente.

 

Il nostro coraggio è il sorriso, rappresentato dalla parola “krin” nel nostro nome. Ciò non significa che vaghiamo con un sorriso ebete stampato sul volto come gli Imga di Valenwood. L’avversario ci diverte, tutto qui. Adottiamo uno stile leale che fiacca l’avversario. Sorridiamo con sicurezza perché sappiamo che alla fine la vittoria è certa. Sappiamo, infatti, che il nostro sorriso fa impazzire i nemici.

 

2. “vaba Maaszi Lhajiito”: è necessario fuggire.

 

Combattiamo una guerra impossibile, contro l’intero Impero di Tamriel. L’onore è follia. E’ vero che stimiamo i Renrijra Krin morti coraggiosamente in battaglia contro le forze dell’Impero ma posso garantirti che quei Ri’sallidad disponevano di una via di fuga che non hanno saputo sfruttare, morendo mentre mormoravano “Maledizione”.

 

Quando il grande senche-raht arriva alle Steppe Saimisil non riesce né a cacciare né a dormire perché i piccoli alfiq lo hanno già assalito mordendolo prima ancora che lui abbia la possibilità di voltarsi pesantemente per affrontarli. Alla fine, anche se intraprende un’ostinata caccia agli alfiq, il senche-raht abbandona il campo. Gli alfiq sono nostri cugini e abbiamo adottato questa loro strategia contro la potente tigre di Leyawiin.

 

Non stringere mai alleanze con i Renrij se brami di far parte di un esercito potente, risoluto e che non ammette ritirata. Rideremo di fronte alla tua stupidità suicida scivolando tra le canne del fiume e pregustandoci l’inevitabile carneficina.

 

3. “Fusozay Var Var”: goditi la vita.

 

La vita è breve. Se non hai amoreggiato di recente, posa subito questo libro e fai il possibile per divertirti. Trova una fanciulla lasciva o un gaio giovine, o anche più d’una o d’uno nella combinazione che più preferisci, e vedi di non fare troppo il difficile. La nostra lotta contro le forze colossali che ci opprimono può attendere.

 

Benissimo. Ben tornato.

 

Noi Renrijra Krin viviamo e combattiamo, sappiamo che Leyawiin e l’Impero non cederanno molto presto, o perlomeno non prima che saremo morti. Quindi, nel tempo che ci rimane non vogliamo che i nostri compagni siano tristi, annoiati, spenti, sobri e virginali. Se li avessimo voluti così, ci saremmo arruolati nelle Blade dell’imperatore.

 

Non ci neghiamo scherzi volgari, bevute, nottate libidinose e zucchero della luna. Sono i piaceri che Leyawiin ci proibisce, quindi prendiamo molto sul serio il nostro buon umore.

 

4. “Fusozay Var Var”: uccidi senza scrupoli.

 

La vita è breve. Molto breve, come hanno potuto costatare tutti quelli che hanno incrociato un Renrijra Krin.

 

Giochiamo sporco. Di fronte a un nemico, vagliamo le diverse possibilità e possiamo scegliere anche la fuga, se la sua spada ci sembra troppo grande. Se il nemico è di spalle, invece, personalmente preferisco gettarlo a terra e saltargli al collo rompendogli le ossa con uno schiocco gratificante. Ovviamente, si è liberi di scegliere, ognuno ha il proprio stile.

 

5. “Ahzirr Durrarriss”: doniamo al popolo gratuitamente.

 

Non perdiamo mai di vista la nostra missione. Combattiamo per le nostre famiglie, per i khajiiti che provengono dalle ricche e fertili rive del lago Makapi e del fiume Malapi, dove i loro antenati si sono stabiliti da tempi immemorabili. La nostra battaglia è la loro tragedia. Dobbiamo dimostrare che combattiamo per loro affinché non vengano ammaliati da falsi ideali.

 

I Mane, l’imperatore e il conte, possono fare discorsi pubblici, emanare leggi e spiegare liberamente le loro posizioni e teorie alla gente per schiacciare l’inevitabile rivoluzione. Entità non riconosciute dalla legge come i Renrijra Krin, invece, devono esprimersi attraverso le opere. Dobbiamo fare qualcosa che vada oltre la battaglia giusta e il confondere l’avversario. Dobbiamo rendere partecipe il popolo e convincerlo. La nostra non èu na guerra di tipo militare, è una guerra politica. Se il popolo si solleva contro gli oppressori, questi si ritireranno e noi vinceremo.

 

Diamo alla gente quanto più possibile: oro, zucchero della luna e armi potenti e, se anche si nascondono, i loro cuori saranno con noi.

 

6. “Ahzirr Trajijazaeri”: prendiamo solo con la forza.

 

Non perdiamo mai di vista la nostra missione. Siamo ladri e malandrini, criminali e sabotatori. Se non ci impossessiamo di una fattoria, la bruciamo. Se gli imperiali si barricano in una gloriosa roccaforte, amata dai nostri antenati, e rifiutano di arrendersi, la radiamo al suolo. Se l’unico modo per riscattare la patria dalle grinfie di Leyawiin è quello di renderla del tutto inabitabile, che sia.

 

Vogliamo riprenderci la nostra patria e la nostra vita, così com’erano vent’anni fa, ma se fosse un obiettivo inverosimile, ci accontenteremo di perseguirne uno più semplice e pragmatico: la vendetta.

Sorridendo.