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Microsoft non è malvaggia, fa solo sistemi operativi di m***a.
Linus Torvalds (questa è vera eh!)
Nasco a Roma nel lontano anno 1981 in una giornata caldissima, fin da piccolo sviluppo un interesse famelico per la tecnologia, costringendo mia madre a comprarmi ogni sorta di consolle e videogame. Durante l'adolescenza, come ogni buon aspirante hacker, vedo la mia vita sociale ridursi a 0 (e sarà l'unica caratteristica degli hacker che riuscirò ad ottenere), perciò passo le mie giornate davanti al pc nuovo cercando di capire come funziona. Dopo un periodo passato a giocare a qualsiasi cosa richiedesse l'uso di un joystick (anche il tool di configurazione di windows), mi assale la curiosità di capire cosa c'è dietro a quegli omini che si massacrano dentro un monitor. Comincio così a studiare su alcuni libri il linguaggio C senza capirci praticamente niente. Arriva così il giorno in cui vicino casa mia apre uno dei pochi allora internet point, mentre i miei amici chattano con le ragazze (o con i ragazzi che si fingono ragazze), io giro la rete in cerca delle piu disparate informazioni e li mi accorgo che tramite quella tecnologia è possibile girare il mondo gratis ed alla velocità della luce. Deciso che internet è figo mi acchiappo il numero di un provider (si chiamava pbxfreenet), prendo al volo una promozione della telecom che mi permette di navigare a prezzi decenti e mi butto nella rete, da li decido che la mia vita da programmatore dovrà essere orientata al web. Intanto finisco la scuola e mia madre mi minaccia di sbattermi fuori di casa se non trovo un lavoro, in quel momento l'unica cosa che mi riusciva decentemente era stare dietro ad un pc perciò decido di intraprendere quella carriera. Mi iscrivo ad un corso regionale che alla fine mi rilascerà l'attestato di programmatore web (che attualmente giace ancora nei loro archivi). Un docente del corso di visual basic mi propone di spedire il curriculum per la società in cui sta lavorando, lo spediamo in due e dopo qualche giorno mi ritrovo li per un colloquio; il colloquio va bene e verso la fine del 2001 comincio a lavorare per quella società. Li vengo in contatto con quella bestia strana che è il php e comincio a lavorare su un CMS sviluppato in tale linguaggio. Tutto procede bene fino alla fine del 2002 quando ricevo la cartolina di precetto. A gennaio del 2003 parto per LaSpezia per prestare servizio militare in Marina; l'insensata lotteria delle categorie fa si che mi assegnassero la categoria di Fuciliere di Servizio Difesa Installazione e così parto alla volta di Brindisi per un corso da fuciliere presso la caserma del Battaglione San Marco. Dopo un mese vengo assegnato al Quartier Generale della Marina di Roma e li passo otto mesi. Dopo questo piccolo intervallo militare rientro nella società in cui lavoravo prima. Dopo alcune vicissitudini alla fine del 2004 mi licenzio e tramite una domanda che feci alla tenera età di 18 anni ho effettuato due periodi di tre mesi come portalettere presso l'ufficio postale di Roma Prati, il famoso ufficio di piazza Mazzini. Dopo un periodo di ozio totale, un mio vicino di casa mi propone di spedire un curriculum presso una società dove lavorava un suo amico, che cercava personale. Io sinceramente volevo allontanarmi dal campo informatico però i soldi scarseggiavano e volevo comprarmi una moto, così accetto e mando il curriculum. Una volta al colloquio si scopre che le mie competenze non sono proprio adatte per quel posto ma c'è un altra ala dell'azienda che richiede competenze come le mie. Entro così in una società che mi manda in consulenza presso un altra società. Gira che ti rigira mi ritrovo nell'imponente palazzo di Sogei a gestire un CMS creato da IBM. Dopo qualche tempo il mio referente presso la società in cui lavoro mi propone di cambiare contratto e di passare in un altra ditta dove stava passando anche lui, vedo che lo stipendio è leggermente maggiore perciò decido di accettare. Il tempo passa e dopo un pò di tempo ricevo una proposta di assunzione dalla società in cui ero in consulenza; l'ambiente mi piace perciò decido di accettare e così siamo arrivati ai giorni nostri.