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PEC: Posta Elettronica Certificata
Avrete sentito la notizia che il ministro Brunetta vuole rendere più snella la pubblica amministrazione informatizzando le strutture, perciò, se tutto verrà fatto a regola d’arte (cosa quasi impossibile in italia) non ci sarà più bisogno di fare inutili code negli uffici o di compilare centinaia di moduli con le stesse informazioni, addio giornate perse.
Tempo fa ho assistito ad un evento IBM chiamato IBM Security Day dove, tra gli speaker, c’erano dei tecnici e dei responsabili tecnici che stanno proprio lavorando su questi progetti.
COS’E’ LA PEC?
PEC è l’acronimo di Posta Elettronica Certificata. Si tratta di semplici email, in questo caso di una casella di posta elettronica appositamente configurata per spedire e ricevere posta certificata, nel cui allegato è presente un certificato digitale che permette a chi controlla la mail di sapere con precisione l’identità del mittente.
Per avere una casella PEC ci si dovrà recare ad un ufficio postale con un documento valido, in questo modo poste italiane potrà generare un vostro certificato personale, di conseguenza poste italiane, che è una Certification Authority, garantirà che quel certificato, formato da due chiavi una privata ed una pubblica, corrisponde alla nostra firma digitale, così chiunque riceverà una nostra email, corredata dal nostro certificato digitale, potrà avere la certezza che a mandarla siamo stati noi.
Dal punto di vista dell’utente finale è tutto mascherato, basterà utilizzare la casella postale che ci assegna poste italiane come una normale casella di posta elettronica, il sistema si occuperà di allegare e di controllare i certificati.
COSA SARA’ POSSIBILE FARE?
Il grosso ostacolo che rallenta di molto la burocrazia degli uffici pubblici è il fatto di sapere con certezza l’identità di chi sta compiendo un operazione. Avrete senz’altro visto che ogni modulo va firmato, va mostrato un documento all’impiegato, anche i fax devono essere firmati in calce.
Con la PEC questo ostacolo sarà superato perchè, grazie al certificato digitale, si potranno mandare documenti, moduli e qualsiasi altra scartoffia agli uffici e non ci sarà bisogno di firmarli perchè la firma è appunto digitale, è il nostro certificato ed è legalmente riconosciuta come firma valida.
Perciò, se dobbiamo fare una richiesta, non ci sarà bisogno di andare all’ufficio competente, prendere il numero ed aspettare ore, potremo compilarla e mandarla per email, a quel punto gli impiegati penseranno a smistare la coda delle mail.
Insomma, la nostra email sta in fila per noi mentre noi ce la spassiamo in giro.
Chiaramente non è solo un discorso di comodità ma è anche una grossa mano alle persone che, per qualsiasi problema, trovano difficile recarsi presso gli uffici; per non parlare dell’enorme mole di traffico che si risparmia verso gli uffici pubblici o anche del disagio di dover prendere dei permessi lavorativi per sbrigare le faccende burocratiche.
COME LA METTIAMO CON IL DIGITAL DIVIDE?
Purtroppo questo è un tasto molto dolente nel nostro paese. I piu fortunati hanno un’ampiezza di banda di 7 mega al secondo, i privilegiati hanno circa 12 – 13 mega al secondo; per quanto riguarda la maggior parte del paese le connessioni si attestano circa sui 0,56 mega al secondo, in parecchi paesi non è disponibile neanche la vecchia 56k e i piu tecnologicamente avanzati usano il cellulare o le chiavette per navigare tramite rete GPRS/UTMS, dove c’è campo ovviamente. Lasciamo perdere poi i paesi in cui non c’è neanche la linea telefonica e l’unico telefono è quello del bar del paese.
Questo, come potete capire, è un grossissimo ostacolo per questa nuova era della pubblica amministrazione digitale.
Cosa si potrebbe fare? Intanto bisognerebbe cablare per bene tutto lo stivale. Per cablare non intendo necessariamente “far passare il filo” perchè ci sono alcune zone dove, geologicamente parlando, è quasi impossibile far arrivare una linea telefonica. La grossa carta che dovremmo giocare a questo punto è la carta del WiMax. Il WiMax è una connessione wireless con centinaia di metri di raggio dal ripetitore, 4 – 5 ripetitori posti ai punti giusti potrebbero coprire una regione intera. Le licenze per il WiMax sono state assegnate, che fine hanno fatto le società che dovevano rendere disponibile il servizio?
Poi c’è la questione dei prezzi. Putroppo finche le sanguisughe succhiano sangue la connessione rimarrà volontà di pochi, andiamo dai 30 euro mensili di alice per arrivare agli 80 del salatissimo fastweb. Dovrebbe essere adeguata anche l’offerta commerciale; generalmente quando chiediamo un ADSL ci ammollano anche, linea telefonica, telefono, router, IPTV, telefonini, chiavette, linea VoIP (tranquillamente configurabile a parte senza pagare in piu) e fastweb ci appioppa anche una tv lcd che sicuramente già abbiamo a casa. Ci vorrebbe una legge che obblighi gli operatori a disporre del solo collegamento adsl (alcuni lo fanno già) però obbligandoli anche a proporzionare i prezzi, ad esempio, trovo stupido che l’allaccio solo ADSL costi 29 euro e l’allaccio con ADSL e telefono 31, sarebbe meglio ADSL + telefono 31€ mentre ADSL solo 15€.
| Print article | This entry was posted by Nemo on April 17, 2010 at 00:00, and is filed under Informatica & Tecnologia, blog. Follow any responses to this post through RSS 2.0. You can leave a response or trackback from your own site. |
Facebook comments:
about 4 months ago
Ciao Daniele, il caro ministro Brunetta scopre semplicemente l’acqua calda… Essendo la PEC basata sul meccanismo della PKI, dal momento che io già potrei avere un certificato rilasciato, ad esempio da Verisign o qualunque altra CA, posso già tranquillamente inviare mail legalmente valide essendo la PKI sottoposta ai meccanismi di confidenzialità, integrità, autenticazione e non ripudio. Forse l’unica differnza sta nel costo… ma le mail con certificati elettronici si possono mandare già da 10 anni…
about 4 months ago
Ciao, si hai ragione. Come sempre arrivano in ritardo però diciamo che ci sono stati due problemi. Il primo è di ordine burocratico, cioè la legislatura italiana ha riconosciuto come affidabile la PEC molto in ritardo e questo ha rallentato molto i tempi. Il secondo problema è che l’utente medio o medio-basso non è molto pratico di queste cose. Stiamo parlando di gente che non sa neanche postare un link sulla bacheca di facebook, pensa che impresa sarebbe per loro configurare un account di posta che supporti i certificati digitali

La comodità di questo servizio è che l’utente può gestire la casella PEC come se fosse una normale casella di posta elettronica tipo gmail per intenderci.
Ora non so bene se ora i servizi PEC offrono un interfaccia web user friendly, io ho sempre configurato thunderbird con PGP e non è proprio una cosa alla portata degli utenti di livello basso; poi insomma questo servizio è gratuito e non è cosa da poco
A presto e grazie del commento!
about 4 months ago
Ciao di nuovo… certo ci mancherebbe, io sono assolutamente favorevole nel passaggio alla digitalizzazione di qualunque comunicazione. Quello che purtroppo manca è una corretta scolarizzazione a livello informatico. Mancano nelle scuole pubbliche veri docenti di informatica, docenti in grado di spiegare cosa sia una PKI, come funziona una connessione SSL, cosa è il 3-way handshake ecc… ecc… perché sono tutti concetti che poi servono se si vuole utilizzare il computer e la rete internet in modo più consapevole e non come un semplice elettrodomestico.
about 4 months ago
Io sono convinto che il computer deve essere di facile fruizione per tutti, il computer del futuro lo vedo come solo schermo con interazione totalmente vocale. I concetti espressi da te, a mio avviso, sono troppo tecnici e non sono necessari per un utilizzo “domestico” del computer. Secondo me nelle scuole va insegnato come ricercare informazioni sulla rete, come non cadere nei tranelli e come funziona il sistema operativo, giusto per non dover chiamare l’amico ad ogni problema, ma è comunque compito delle software house che producono i sistemi di renderli il più semplice possibile. Poi se una persona è interessata al lato tecnico dell’informatica intraprenderà la strada delle facoltà specifiche nelle università; ma la casalinga che vuole leggere le notizie online secondo me non ha bisogno di sapere cos’è il 3-way handshake. Ovviamente è tutto un parere personale.